Destination Unknown: a new home

Così eccoci qui. A scrivere il post uno per la “casa” di Destination Unknown. Inizia il viaggio, con quel brivido che corre sempre quando si lascia un porto sicuro: misto di paura ed eccitazione, ma sguardo allungato verso l’orizzonte.

Destinazione? Sconosciuta.

Sappiamo da dove veniamo, ma il mondo è la nostra meta. Noi ci mettiamo la nostra esperienza e la nostra professionalità, il resto lo faranno i posti che vedremo e le persone che incontreremo. Perché sono loro a rendere il viaggio unico.

Voglio raccontare una storia.

Chamonix, fine agosto, settimana UTMB: martedì pomeriggio, con alcuni dei sentieri più belli al mondo a disposizione, il buon Paco prende e dopo una giornata di lavoro stressante all’Expo, va alla pista di atletica e sotto la pioggia infila due ore di lavori in vista della sua prima 100 miglia. Lo vedo girare come una macchina, concentrato ma leggero, e dentro di me rido soddisfatto.

Avanti a mercoledì, Tommy esegue una TDS da manuale: sei mesi di lavori, dubbi, esaltazione, confronto, ma soprattutto tanta dedizione… tutto concentrato in sedici ore fantastiche (specie per me che guardavo solo, se chiedete a lui aspettatevi anche risposte diverse). L’arrivo è emozione sua. Ma vederlo ripartire da Les Contamines nella notte, km novanta circa, con davanti una salita da 1600 metri di dsl, carico come una molla e pronto a vendere l’anima è una scena bellissima. Alzo gli occhi, guardo la fila di frontali nella notte che sale, e me la rido.

Soddisfazioni, certo. Ma in fondo buone solo per il mio ego.

Il punto vero è che con l’occasione Paco e Tommy si conoscono, ed in poco tempo passano da atleti irreprensibili pronti a qualsiasi workout, a compari e cospiratori pronti a tramare contro il coach (istigati da quel sabotatore del Rigo, notoriamente nemico di ogni forma di programmazione). Ci sarebbe da disperare, lo so. Ma cosa volete farci, vedere che in qualche modo la famiglia di Destination Unknown mette insieme queste menti criminali, è il risultato più bello, in quello che faccio. Perché in futuro ci saranno per Destination Unknown gare riuscite come obiettivi falliti, tentativi abbozzati e traguardi fantastici: non siamo sicuri della destinazione, figurarsi dell’esito del nostro viaggio. Quello di cui sono sicuro, è che intorno a me ci sarà gente speciale con cui dividere la strada.

Sembra poco? Forse per altri. Per me è abbastanza per metterci in cammino.
Come diceva qualcuno what might seem dumb to you, it’s pounding in my heart!

E allora lasciamo gli ormeggi e avanti tutta.

Coach Davide

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