Il sorriso che uccide: Elisabetta Luchese

Una prima metà di stagione intensa, dove la nostra Betta si è fatta conoscere e sentire in tutto il nordest. Ma aldilà dei risultati, ci piaceva farvi conoscere la Betta che c’è dietro ad un podio o un pettorale, e allora Paco ha provato a scavare un po’dietro a quel sorriso: ecco a voi Elisabetta Luchese, da Volpago del Montello.

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The smile that kills

Allora, cosa ti è rimasto nelle gambe di questa prima 100 km (100 E LODE) e cosa nella testa?
Sono rimaste un sacco di cose e ti assicuro che sono anche difficili da descrivere. È stata un’esperienza totalmente diversa  rispetto a quanto avevo vissuto fino al giorno prima nelle gare precedenti.
Quando ti raccontano di una distanza lunga paragonandola a un viaggio, raccontano il vero e la cosa che più mi ha sorpreso è che i giorni successivi alla 100 e lode sono stati tanto intensi quanto il viaggio stesso: le gambe erano da una parte, il cuore era carico di tutte le emozioni vissute e la mente invece andava per conto suo, come se fossi stata ancora in gara.

La mattina successiva alla 100 e lode mi ricordo che mi sono alzata dal letto e le gambe stavano bene, perfette, la testa invece era ubriaca di emozioni! Rientrare alla normalità, al mio quotidiano, fatto di lavoro e di domande continue da parte degli amici, naturalmente curiosi di questa esperienza, un po’ – sono sincera – mi disturbava, era come se io volessi essere ancora li, a correre in mezzo ai boschi.

Com’è stato sdoganare questa distanza? Ha un senso per te?
Sai, sono partita senza farmi tante domande, ero li perché avevo solo bisogno di capire cosa voleva dire correre la notte e l’impatto che questa cosa poteva avere su di me. Tanti amici mi ripetevano che stavo facendo una pazzia, io in realtà ero anche tranquilla perché cercavo solo delle risposte per affrontare con maggiore sicurezza la LUT, un punto di arrivo per me. Ho capito che correre la notte mi piace tanto e che affrontarla da sola comunque non mi spaventa. Ho trovato soprattutto una risposta a una domanda che non mi ero fatta prima di partire e cioè che la LUT non sarà un punto di arrivo come immaginavo. Questa corsa mi ha fatto capire che può essere solo l’inizio di tante cose perché le emozioni che ho provato in quei 100 e passa km, emozioni anche contrastanti tra di loro, sono qualcosa che vorrei poter riprovare ancora.

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Somewhere between heaven and hell

La 100 e lode è al momento il podio che più ti gratifica? Ne hai collezionati praticamente a ogni gara a cui corso se non erro. Era il quinto di fila?
La cosa che mi sento ripetere ogni volta è che al mio arrivo manifesto un’espressione di incredulità totale. Come posso non arrivare sorpresa all’arrivo, considerando che quest’avventura per me è partita a dicembre con Coach Davide, arrivando da un passato da maratoneta?
Ogni podio per me è stato una conquista, ma ti parlo di una conquista personale che va oltre al fatto di arrivare a una premiazione, perché quando sono partita con la preparazione di Coach Davide non sapevo onestamente quanto sarei durata!

Sei passata dal correre 42 km su strada al correre due maratone di fila e una mezza di seguito. Credi che questa cosa ti abbia cambiato sotto qualche punto di vista (fisico/mentale)?
Ho deciso di buttarmi in questo capitolo trail perché a un certo punto sentivo la necessità di un cambiamento, era una cosa che desideravo ad ogni costo e volevo iniziare qualcosa di nuovo senza avere nessuna garanzia di successo…probabilmente proprio questo ha reso da subito la cosa interessante.

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La Betta maratoneta

Hai iniziato già l’anno alla grande, allenandoti un sacco in inverno da sola col cattivo tempo. Cosa ti ricordi di quella stagione?
Ho preso contatto con Davide perché mi ero posta come obiettivo la LUT senza sapere esattamente a cosa sarei andata incontro, sono partita con l’idea che per un obiettivo come quello fosse necessario allenare fisico e testa. Per la parte fisica ho pensato che Davide fosse la persona più indicata, per la parte mentale sentivo che era un lavoro che doveva essere solo mio. La mia idea era che dovevo essere pronta a tutte le possibilità del caso di fronte ad una distanza lunga e cosi mi sono fatta mesi di preparazione da sola con pioggia (sempre), neve e freddo…io che sono sempre stata quella che “in inverno non si corre!”…l’idea che da dicembre nessun allenamento in tabella è stato saltato mi sorprende e allo stesso tempo mi fa sorridere.

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Winter Betta

È vero che non avevi mai corso la notte?
Te lo confermo, però la scelta di allenarmi da sola in inverno nel bosco non è stata casuale, nella mia testa quella poteva essere una condizione utile per poter poi correre di notte una distanza lunga..uno cerca di arrangiarsi come meglio riesce.

Ti piace gareggiare? Raccontaci un aneddoto di questa 100 e lode
Si mi piace, ma riesco comunque a prendere queste situazioni come se fossero un gioco, devo prima di tutto divertirmi altrimenti non lo farei. Aneddoti su quella gara ne avrei tantissimi…però forse quello che ti sto per raccontare ti fa capire un po’ come sono: ero a metà gara, mi si affianca un tipo e mi fa i complimenti per il mio passo. Sorrido, ringrazio e gli dico che però mancano ancora un sacco di km. Mi chiede da che esperienze arrivassi e mi fa una previsione di tempo con cui avrei secondo lui chiuso quella gara, la mia risposta è stata “E’ impossibile!”. Alla fine mi sono persa tre volte riuscendo però sempre a tornare sul percorso e la sua previsione era corretta…io pensavo sul serio fosse impossibile!
Un’altra grande lezione.

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In gita con quelli di quinta

Coach Grazielli dice che dopo ogni allenamento scrivi dei commenti. Come ti trovi a lavorare con lui?
Bene, proprio bene! Questa cosa che mi chiedi mi fa intendere che forse sono la sola a commentare le uscite che faccio! Ahahah!
Mi piace avere un rapporto che va oltre al fatto di avere un preparatore, preferisco vederlo prima di tutto come un amico.
Io penso che una tabella di allenamento non si crei solo sulla base di un dato, trovo che le sensazioni che uno prova siano molto importanti e se ti sai ascoltare quelle non mentono mai. Magari i miei commenti, oltre al fatto di fargli fare due risate, gli sono d’aiuto per capire qual è il modo migliore per farmi penare di più  in allenamento!

Qual è la cosa che più ti affascina della corsa?
La corsa riesce a farmi sentire libera ed è una sensazione bellissima, mi da quel coraggio necessario per cambiare le cose e per essere me stessa.
Mi diverte un sacco, ti sembrerà strano ma io la vivo cosi. Ogni volta più che ricordare la sofferenza e la fatica che ogni corsa comporta, ricordo prima di tutto il lato più bello.

Questa intervista si intitolerà “il sorriso che uccide”. Cosa vuoi dire a proposito?
Eh niente, mi esce solo un sorriso.

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Il Coach riesce incredibilmente a rovinare anche questa foto

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COACH SAYS

Ah la Betta. Mi è piaciuta dal primo momento che io e MC l’abbiamo vista: certe persone hanno la dote di metterti subito a tuo agio, saranno i modi gentili, sarà la risata, sarà la simpatia.

Anche se sapevo che era una buona atleta, mi sentivo subito quasi in timore di “chiederle” troppo. Poi ho capito che dietro un fisico minuto c’è una bestiolina da fatica, e piano piano ho provato a vedere quanto e come poterla tartassare. E lei, senza mai lamentarsi, metteva un mattoncino sopra l’altro, fino a costruire un bel muro solido. In primavera ha iniziato a fare qualche gara: dalla Betta distrutta dal fango di Aim, siamo passati alla Betta sorridente sul podio della Due Rocche o appena dietro alle grandi (e davanti a qualcun’altra) anche in maratona senza averla preparata, o ancora quella che si mangia in un boccone 100 km all’esordio. E’cresciuta, e tanto, ma non ha mai perso il sorriso, la voglia di divertirsi, l’umiltà di mettersi sempre in secondo piano e quel suo modo unico di prendersi in giro. Un giorno pubblicherò un libro con i suoi commenti post allenamento su Training Peaks, e sarà un successo planetario, poi litigheremo per le royalties e non ci parleremo più. Ma fino a quel momento sono contento di dire che la Betta non è solo una mia atleta: prima di tutto è una mia amica.

Cosa mi aspetto dalla Betta alla LUT? Che sia se stessa. E quindi che si diverta per 120 km e che all’arrivo abbia sempre il suo solito sorriso. Il tempo, la posizione, le classifiche passano… certe emozioni restano.

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