CipensaGerbino – l’uomo da 10.000 metri di tape.

Se sei uno sportivo a Genova, facile che Giovanni ti abbia “messo le mani addosso”.

Da anni tratta calciatori, rugbisti, runner, trailers, pallavolisti, cestisti, boxeur, allenatori, dirigenti e tendenzialmente qualsiasi persona gli capiti sotto le mani bisognosa di essere rimessa in piedi e/o dritta.

Mentre lavorava sulla schiena di Maria Carla, incuriosito, gli ho chiesto perché si fosse appassionato agli sportivi, curioso di scoprire qualcosa di più sul grande Gerbi.

DU crew in visita


“Hai presente quello che entra in campo con la borsa, tira fuori due cose e miracolosamente fa risorgere un giocatore? Io volevo fare quello.
E ci sono anche riuscito, arrivando a farlo nella massima serie di pallavolo”

Mentre risistema la Ste Valle Scrivia prima dell’OCC

Nel frattempo, la pratica in un grosso studio e poi, ad un certo punto, la decisione di aprire il proprio e poter finalmente creare un polo di eccellenza dedicato alla riabilitazione sportiva e non. E’stereotipo dire che dietro un uomo/donna che prende una decisione importante c’è un altro uomo/donna che sa supportarlo? Forse. Ma Giovanni conferma (io anche, sotto l’occhio severo di Mari che nel frattempo sta soffrendo sul lettino) “Mia moglie Elisabetta aspettava, non sapeva neanche se sarebbe rientrata dalla maternità perché dove lavorava c’erano problemi, ed io pensavo di aprire lo studio: roba da pazzi. Ma ci siamo buttati, ed eccoci qui”.

Com’era quella del figlio del calzolaio? Gerbi paziente: disastro totale, chiedete ai ragazzi dello studio…

Gli chiedo se non è difficile gestire una vita familiare normale con gli orari che fa (Giovanni lo trovi in studio dalle 5:30, e certe sere alle 20:00 è ancora lì): “Si, non è facile essere presenti in famiglia ed è un grande sacrificio. E oltretutto io e mia moglie abbiamo lo stesso carattere impulsivo ed istintivo. E’ un bene, perché ci diciamo sempre tutto e risolviamo in fretta, ma chiedi ai ragazzi dello studio le grida quando ci chiudiamo nello spogliatoio…”

Già i ragazzi: Fabio, Carlo, Giada, Bianca, Elisa… un team unito nel tentativo di assecondare l’estro carioca di Gerbinho (ed arginarlo quando diventa straripante).

Gerbinho e Fabio aka Zanfo

“Loro non sono i miei collaboratori. Sono lo Studio Gerbino, stop. Mi fido di loro perché li conosco, so come lavorano e vivono l’idea del team come la vivo io.”

La conversazione scivola sulle similarità nei nostri lavori, e per tanti versi nel nostro approccio… ci chiediamo perché difficilmente sappiamo dire di no e spesso facciamo i salti mortali per riuscire ad accontentare tutti.
“Sai Davide, i miei clienti sono la mia vera ricchezza. E’ tramite loro che imparo, vengo stimolato ad andare più a fondo, a capire cose nuove, ad affrontare nuove sfide. E so che per quanto possa sembrare sciocco, in certi momenti sono importante per loro, posso aiutarli a risolvere un problema e raggiungere un obbiettivo per cui hanno faticato e sacrificato tempo e soldi.”

The legendary Percix

“Ma non fatichi a “staccarti” dalla storia personale dei tuoi atleti? Non ti “porti” un po’il lavoro a casa?” chiedo sempre dubbioso se farsi trascinare emotivamente nel rapporto con gli atleti non sia a volte deleterio.
“Non fatico perché non lo faccio. Sono fatto così. Ho la fortuna di lavorare con atleti e non persone che hanno dei veri problemi. Siamo privilegiati. E allora posso permettermi di vivere il rapporto con loro fino in fondo, soffrire se non riesco a trovare la soluzione, quando li vedo tornare troppo spesso, ma anche gioire quando mi arriva il messaggio o la telefonata che la gara è andata o che sono tornati in campo”.

Un’altra vittima innocente del Coach e di Gerbino, Michal.

“Prima mi hai chiesto se c’è uno sportivo che vorrei trattare: la risposta giusta è tutti. Nel senso che la soddisfazione c’è quando un atleta di alto livello torna alle gare, certo. Ma c’è ancora di più quando aiuto una persona normale a raggiungere qualcosa che per loro è molto più di un tempo o una medaglia. E’magari un’opportunità per prendere coscienza delle proprie possibilità, dei propri mezzi.”

Classico Gerbino-pensiero, una perla regalata tra uno sblocco di caviglia e l’ennesimo origami di kinesitape.

Fedeli al motto coniato lo scorso anno #DUrompe #gerbinoaggiusta, la criminale collaborazione prosegue. E allora ritroveremo Giovanni su queste pagine con qualche consiglio su come non diventare suoi clienti (tanto lo sa che non li seguiamo) o esserlo il meno possibile, e ricordiamo a tutti che la crew di Destination Unknown è ufficialmente convenzionata con lo studio Gerbino: andate, fatevi riconoscere e non fate i frignoni come il Coach che per una volta che si è fatto trattare, si sono sentite le urla fino a De Ferrari. L’intera DU crew ringrazia per averlo visto finalmente soffrire.

Facile fare il duro finché si tratta di prescrivere allenamenti…

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