Virtual Racing, di necessità virtù?

Se vivi sul mio stesso pianeta, il 2020 non sarà l’anno perfetto per gareggiare, strappare un più o meno agognato premio finisher o anche solo appuntarsi un pettorale addosso. Non è stato finora nemmeno il miglior anno per qualche PB sulla distanza preferita, o magari sì, (se ce l’hai fatta vuol dire che ti sei arrangiato, that is the way), perchè di eventi comunitari quest’anno ce ne ricorderemo gran pochi.

A questo punto qualcuno potrebbe tranquillamente alzarsi in piedi, puntare il dito ed esclamare che delle gare ‘vere’ non gli manca nulla, che le persone rimangono, lo sport è resistito e l’importante è correre. Potremmo anche affermare che gli eventi sono rimasti solo che non sono veramente ‘lì’: sono stati sostituiti dalla proliferazione estesa di ritrovi virtuali. Tutto ciò è vero, ma se a molti di noi il mondo racing davvero non manca, altri invece hanno cercato ostinatamente diversi escamotage per sopperire alla mancanza di medaglie da appendere e classifiche in cui specchiarsi, divertirsi, confrontarsi.

Going virtual, going mad.

E così in un mondo momentaneamente bloccato nelle relazioni in carne e ossa, il virtual diventa l’unico mezzo di interazione e l’ambito sportivo non si è tirato indietro: dopo qualche timido tentativo da parte di grosse aziende con sponsorizzazioni a charity runs e allenamenti condivisi su piattaforme social, arrivano i pezzi da novanta a fare le proposte più coinvolgenti: gli organizzatori delle gare, probabilmente i più interessati dall’annullamento o dalle posticipazioni della gran parte degli eventi di corsa.

Molte organizzazioni hanno seguito l’inflazionatissimo standard di ‘corri qualche km il giorno della gara e fai presenza sui social mostrandolo’ in maniera da creare un senso di comunità e non far finire l’annullata competizione nel dimenticatoio. Molti invece han cercato format differenti e accattivanti, premi (ed esche) diversi, e hanno raggiunto successo su differenti livelli. Ha raccolto grandi consensi Lazarus Lake, organizzatore della Barkley Marathon, con la sua nuova Great Virtual Race Across Tenessee, 1000 km da completare durante l’estate (ma che ha già diversi finishers), due weekend fa il Passatore ha organizzato il suo evento per commemorare la gara annullata con un challenge a staffetta, in coppia o in solitaria, mentre la settimana scorsa si è svolta la Centurion One Community run, che ha raccolto più di 3600 partenti su diverse distanze.

E con appuntamenti come questi, tutti gli Zen runners del ‘corro per me stesso’, che avevano (ri)scoperto la libertà del trovare i propri spazi, i propri tempi e il gusto di allenarsi senza una vera meta (o una Destinazione Sconosciuta, ndr) han deciso di mettere da parte il saio del monaco e di intraprendere nuove sfide. Diciamolo: quando qualcuno ci ha ricordato la nostra natura del macinatore della domenica, del ‘sacchettaro’ e del competitor, facendo scintillare qualche medaglia, una classifica virtuale e persino i pettorali ben confezionati col nostro nome sopra, non abbiamo saputo resistere alla virtual frenzy : ci siamo buttati direttamente sul tasto ‘Iscriviti qui’.

Run from your coach.

Le comodità di queste gare le abbiamo trovatae subito: si arriva comodi, parcheggiamo senza problemi, non c’è fila per il bagno chimico alla partenza nè la ‘griglia’ che ci bolla nei nostri tempi. E poi la gente, quanta gente senza occupare spazio! Le classifiche, gli aggiornamenti social, le chat che vibrano di interesse per i risultati degli altri, le storie che diventeranno culto alla prossima birra assieme, e senza neanche vedersi di striscio.

Gareggiare in questa maniera assume una dimensione aggregante se possibile maggiore: lo stesso evento virtual raccoglie assieme atleti su distanze multiple e possibilmente anche persone di diversa estrazione, dal fondista a caccia di una facile 10km all ultra maniac che metterà in qualche giorno diverse decine di km sotto la cintura (qualcuno ha detto fibbia?). 

Il ritorno dell’ empowerment della propria inventiva?

Forse a causa delle contingenze da lockdown, gli ultimi tempi ci han visto inventare le più disparate forme di performance: completare maratone nel giardino di casa, andare di corsa al lavoro facendoci capire quanto sprechiamo in quei 15 minuti di auto, contare quanti giri del quartiere riusciamo a fare per arrivare alle iconiche distanze del nostro sport. Impariamo addirittura che correre in qualche Loop non è così da dementi: abbiamo fatto di necessità virtù. Tutte le ore passate a correre attorno a casa (quelle che non ci hanno infortunato, almeno) ci hanno tenuto ‘affamati’, e pronti a sfogare le energie represse.

Eppure nel guardare la nostra community ripartire un po’ di amaro rimane: seguendo la scena online si ha l’impressione che ci sia un grande bisogno di mostrare i muscoli, e di arraffare il premio, mostrando il risultato e i numeri. Non che non esistesse già prima, più fluida grazie all’interazione social del post gara, ma ora che manca una classifica ufficiale e immediata fruibile da tutti, i contenuti auto celebrativi semplicemente pullulano.

Gli organizzatori forse non hanno aiutato, giocando un po’ sul ‘the blinger, the better’ per i premi: più scintilla e meglio è, distogliendoci un po’ da noi stessi e dal processo con cui costruiamo i nostri risultati, focalizzandoci solamente sull’obiettivo .

Una cosa che sicuramente ci rimarrà dentro è la felicità di ripartire, per chi si era fermato, e l’entusiasmo di cercare ancora quella sensazione meravigliosa che solo l’attraversare una finish line sa dare.

Ci ha ridato un po’ di struttura e a tanti l’entusiasmo per ripartire dopo una pausa forzata in un mare di nulla: questo virtual racing forse in qualche maniera s’ha da fare

Provocato, mi tocca dire la mia.

Ho un’età, anagrafica e sportiva, per cui il mondo del virtual, mi riesce ostico. Ma spero sempre di non essere così ottuso da finire a fare il grumpy coach.

Quindi, in tempo di quarantena ho addirittura fatto il mio buon account ZWIFT, e si, mi sono messo a correre virtualmente, ad inseguire livelli per sbloccare la scarpa rosa o l’occhiale televisorato, e soprattutto, ho aspettato il weekend per poter fare una 5/10 km virtuale quando manco morto sarei andato in tempi non sospetti a fare la gara FIDAL del paese qui a fianco.

Perché? Non lo so, forse per noia o per non correre sempre e solo aspettando di vedere passare i chilometri sul treadmill, però mi è piaciuto. Mi ha costretto ad uscire dalla mia comfort zone e mi ha anche migliorato come runner. Ho trovato un manipolo di personaggi che mi si ripresentavano sulla start line ed ho imparato che c’era quello che partiva alla Jimbro e quello che veniva fuori facendo l’ultimo km a 3:20, ho sfruttato la scia virtuale di qualcuno dei miei che mi trainava a ritmi per me poco consoni (effetto Roberto da Varese) e sono esploso gioiosamente quando ho chiesto davvero troppo. Tutto bello, fondamentalmente perché poco impegnativo.

Ora vedo virtual sfide crescere e spuntare, iscrizioni, classifiche, premi, riconoscimenti, e mi chiedo se ne farò qualcuna. Probabilmente si, per far compagnia a qualcuno o tanto per muovermi un po’. Ma la verità? Non mi entusiasmano e faccio fatica a farmi prendere.

Perché alla fine mi piace la ritualità di mettersi un numero, partire su una linea, prenderle e poi sedermi a terra dopo la linea d’arrivo. Dire una stupidaggine a quello con cui corro o anche solo sorridere quando incrocio un volontario o un passante. La competizione come momento in cui confrontarsi con te stesso e con l’ambiente creato dalle persone ed i luoghi. Non è teatralità, ma ogni attività acquista valore, per me, se inserita in un contesto.

Quindi, come dico sempre ai miei atleti, guardo con curiosità a tempi, prestazioni, chilometraggi, follie e tutto quello che sta uscendo dal web e dai social. Mi piacciono e alcune mi esaltano.

Ma ricordatevi che è solo virtualità. La poesia vera, quella che ci emoziona, che ci ha fatto innamorare della corsa, beh, quella si fa guardando negli occhi compagni ed avversari. Ad armi pari e condizioni uguali per tutti.

Tornerà presto il momento in cui ci ritroveremo dietro una linea di partenza vera: nel frattempo, teniamoci la versione virtuale, divertiamoci, stiamo sul pezzo e facciamo passare questo periodo: in the land of hope, there is never any winter. E comunque correre ci è sempre piaciuto anche senza classifiche o conta dei like, no?

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