TOR X

di Stefano “cariboo” Serena 

Tantissimi mi parlano del Tor come esperienza totalizzante, viaggio mentale e non di una gara, di un viaggio nella natura, di lotta alle proprie paure, di simbiosi con la montagna. Di una classifica che non conta se non per i primi venti…

Ho avuto la fortuna di fare o di correre il Tor quest’anno per la prima volta ed ero agitato per due cose alla partenza e nelle settimane precedenti: primo, ero convinto di aver fatto il passo più lungo della gamba, e questa volta sul serio. Secondo, ero alla partenza di una gara molto impegnativa.
Si, ero alla partenza di una gara. Perché il Tor è una gara, anche per me che sono arrivato a Courmayeur in 127 ore e 227° classificato. 
Malgrado i suggerimenti preziosi di amici illustri del mondo ultra endurance, ho fatto parecchi errori da principiante, soprattutto alle basi vita. Se non hai assistenza, prendi la sacca Tor, cambiati, lavati, sistemati i piedi, prepara lo zaino, mangia, fisio se serve e dormi se serve. Fai tutto in quest’ordine, suggerisce Luca (Guerini ndr). Giusto il tempo di una base vita e tutti i miei piani vanno all’aria: mi trovo a girare in infradito con del cibo in mano

“Allora? Usciamo dal lì o no? Una vita in vacanza?” mi scrive Graziana (Pè ndr) in un messaggio, vedendo che sono ancora in base vita. 
Col senno di poi, la sola gestione delle basi vita può farti recuperare 5 o 6 ore. Con una gestione meno “vacanza a Rimini” anche dei ristori si possono recuperare altre 2 o 3 orette. 

Fin dal primo controllo volevo sapere in che posizione fossi. Sì, dal primo controllo. 
All’inizio solo per capire come stessi andando. La Thuile 260esimo, prima base vita 490esimo poi sempre meglio. 340esimo, 320esimo attorno al 310 per un po’, poi sotto i 300 nei ¾ gara, poi sempre meno fino a capire che potevo stare sotto le 130 ore e ben sotto la trecentesima posizione. 
Solo al Malatrà capisco e sono sicuro che posso davvero arrivare alla finish line attorno alle 20 del venerdì. Capite che per uno che non era sicuro di arrivare in fondo o al massimo arrivare di sabato mattino nella migliore delle ipotesi, si stava delineando una vera top performance… e piangevo. Dal Malatrà ho pianto credo 5 o 6 volte. 
Sono arrivato a Courmayeur correndo e saltando sotto l’arrivo alle 19,11 del venerdì. 227esimo in 127ore e 11 minuti.
Pazzesco. Incredulo. Ho concluso uno degli endurance trail più duri e spettacolari in meno di 130 ore; ad oggi non ci credo. 
Ma allora? Tutta sta storia della testa, della simbiosi con la natura, delle paure e quant’altro?
È presente eccome. 
Se non hai una forza mentale che ti sostiene, quando alle 3 del mattino, da solo, in una discesa ti viene una scossa violenta al ginocchio sinistro che non ti fa camminare e non capisci cosa sia, ti perdi d’animo. 
Invece ti fermi, ti calmi, cerchi di capire che succede e provi a camminare. Vedi che passa un po’ e continui. Non passa del tutto allora ti fermi. Ti siedi, apri lo zaino, prendi una benda elastica autoadesiva e ti fai una fasciatura più o meno a caso e prendi un antidolorifico. Chiudi tutto, ti alzi e riparti. 

Vedi che funziona e arrivi in base vita. 
La testa al Tor serve a questo. A non perderti d’animo nelle difficoltà. 
A lasciare il tepore del rifugio di notte con il freddo e il vento quando sai che hai davanti 15 km di nulla con un colle da passare. 
La testa serve a portare il tuo bel culo a Courmayeur!
Anche la simbiosi con la natura deve esserci. Sei lì per quello. Diversamente saresti a una gara di crossfit sulla spiaggia a Riccione. 
Ma a quello, noi gente di montagna, siamo abituati. Nulla di nuovo sul piatto. Siamo lì anche per quello. E’ la norma.
E quindi di cosa stiamo parlando?
Di una gran bella gara endurance in montagna. No un viaggio, no vacanza, ma una gara che ognuno dovrebbe affrontare al meglio delle proprie capacità. 
Non è una gara di corsa e non fa schifo come dice qualcuno. Anzi, è una grande figata da affrontare seriamente. Io questo l’ho fatto a metà perché non avendo quella “spinta da garista” che contraddistingue chi mette pettorali spesso, sono andato piano e sicuramente al di sotto delle mie capacità. Sono sicuro di questo e col senno di poi me ne rammarico. 
Perché il Tor non deve essere un trekking veloce organizzato? “Non bisogna partire con l’idea che il Tor sia un bel viaggio o un’avventura, al massimo lo puoi pensare alla fine…” mi ha detto Sonia (Glarey ndr) il giorno dopo che assieme a Luca siamo stati a provare una tratta del Glaciers e io ero spaventato della mia gara.
Ed ha ragione. Il Tor è una gara, non un viaggio.
Sono convinto che tanti che partono con l’idea del viaggio, potrebbero fare meglio se partissero con l’idea della gara.  
Mettersi in gioco con i propri limiti, non è solo fare i 350km e 27mila metri di dislivello, ma farli al meglio, più forte possibile. Io sono convinto di questa cosa. 

Ho letto l’articolo di Paco su questo blog dove dice che il Tor fa schifo perché è un trekking rovinato e non una gara di corsa.

Al massimo ti fa schifo caro amico mio, ma non fa schifo in linea generale. E sì, non è una gara di corsa, ma un ultra endurance trail e così va affrontato. E’ una specialità diversa dal trail running. Lo specialista dei cento metri piani non sarà forte nei tremila siepi. Si corre sempre nello stadio, ma sono specialità diverse. E non fanno schifo né una né l’altra. Una piace e una no. Punto. Idem sono il Tor e una 100miglia trailrun. La Parigi-Roubaix e la Transcontinental Race in bici. Una piace e una no, ma nessuna delle due fa schifo a prescindere. Al massimo ti fa schifo. 
Il Tor è una grande figata di gara, è una grande sfida con te stesso, con gli altri e con un crono. E così deve essere. 

Al contrario, non mettere il pettorale.








Fall apart (an’ tear it down)

Sono passate più o meno 24 ore dal mio arrivo a Chamonix dopo i 101 chilometri della CCC e mentre mi riposo in furgone mi sembra un buon momento per buttar giù qualche pensiero su queste ultime ore, anche se probabilmente da tutto il casino che ho in testa uscirà fuori un pezzo di “emozionante cinismo” (nuovo genere letterario appena inventato dalla sottoscritta).

I turn the motor on. I leave, I’m moving.

Visto che li ho menzionati, ci terrei a dire che a detta del mio orologio e di LiveRun (the bitch app, che dopo essere stata refreshata senza sosta negli ultimi giorni verrà presto cestinata) i chilometri della CCC sono 99 e qualcosa e non 101 e quindi bisogna smettere di menarsela con quella storia del “quell’ultimo chilometro lo senti tutto”.

Un’altra cosa che tengo a dire è che è la prima volta che corro su questa distanza e che partecipo ad un evento del genere e che quindi le mie considerazioni sono frutto di uno sguardo, se si può dire, sorpreso.

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I stop people faces, right in front of my eyes

Ci sono parecchie cose che mi hanno sorpresa nelle 24 ore passate a correre, o meglio, cercare di muovermi il più veloce possibile. Per esempio mi ha sorpresa che i volontari – che stanno lì a farsi il culo per mille ore – sono più presi a bene dei partecipanti alla corsa. Direte “beh ma loro non si devono sparare 100 k e 6000 di dislivello”. E qui voglio chiedere agli altri partecipanti: “siete stati qui per vivere una bella – benchè dura, ma si sapeva – esperienza, o vi hanno costretto ad iscrivervi?”. Fatto sta che sono veramente poche le persone che ho incontrato e che stavano correndo che mi hanno sorriso e me le ricordo benissimo, proprio perché sono, sorprendentemente, poche. La prima è stata una ragazza che è uscita con me da Arnouvaz con la quale ho discusso dei poteri benefici e diuretici del cocomero e con cui ho trovato un posticino per fare la pipì prima della salita di Col Ferret, dove sarebbe stato impossibile farla. Lei è stata l’unica ragazza che ho visto abbassarsi i pantaloncini e fare pipì con nonchalance mentre i ragazzi non si fanno nessun problema e praticamente ti pisciano davanti alla faccia. Ok, te la stai facendo sotto, ma falli sti due metri in più per toglierti dal sentiero, no?

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andiamo a far deprimere qualche ragazzo a Col Ferret ph. flash-sport

Un’altra cosa che mi ha sorpresa è che la gente in discesa non corre e che soprattutto non ti fa passare manco morta. Ne parlavo ieri con il Coach, che questa cosa succede proprio nel – se si può dire – “range medio” delle persone che stanno facendo la gara più che altro per finirla.

Note per il futuro: allenarsi di più per scoprire se quelli forti sono più simpatici e più presi bene.

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freccia a sinistra e passare ph. flash-sport

Sulla salita di Gran Col Ferret, invece, mi ha stupito che la gente – e ripeto la gente normale che non va forte – se andasse un po’ più lenta verrebbe soggiogata dalla gravità e andrebbe in retromarcia. Non che io sia forte eh, ma ho visto degli ingorghi (e anche delle auto ferme in corsia d’emergenza) che manco ad agosto sull’A4. Comunque, mi sono sorpresa di recuperare tanto in salita e soprattutto di divertirmi un casino. Sarà che sono abituata a sentieri un po’ più tecnici e pendenti ma sbacchettare ad un ritmo costante è stato uno spasso. E diciamocelo, anche ciccare un centinaio di ragazzi che si prendevano male, è stato piuttosto divertente.

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Do I feel really good? Yeah, maybe… Would I really feel bad? Not sure of… But it could be

La prima persona con cui ho condiviso un po’ di strada, invece, è stato un ragazzo che ha preso la mia scia in salita ed ha approfittato della mia cattiveria del momento. Dico approfittato perché, devo dire, mi sono sentita un po’ sfruttata perché dopo che carinamente mi sono girata e gli ho detto “ehi, we’r making a great job together” appena non ha avuto più bisogno di me mi ha superata senza proferire una parola.

Scollinato ho un po’ rallentato per mangiare e un ragazzo, mandato direttamente dal Karma per riequilibrare quanto appena accaduto, mentre mi ha passata mi ha dato una pacca e mi ha detto “you are doing good” o qualcosa del genere. Seconda e ultima persona simpatica della giornata.

A La Fouly sono arrivata un po’ svuotata e in deficit di calorie, e ripartire è stata dura. Qui ho imparato una lezione importantissima su di me ed ho capito che ci metto un po’ a ripartire e che devo essere semplicemente paziente e darmi un po’ di tempo. Comunque, visto che stavo un po’ giù e ancora non sapevo questa cosa, mi sono improvvisamente ricordata di aver portato l’Ipod, così ho caricato con la “roba pesante” ed ho fatto partire la selezione che avevo preparato e denominato “Playlist Salvavita”. Qui, sono rimasta sorpresa, forse stupefatta, dalla mia reazione e dai poteri dopanti della musica in gara. Mi sembra mancassero una decina di chilometri a Champex e mi sono detta “sono solo 10 chilometri, corrili come se fossero SOLO questi 10 chilometri e fossi uscita per allenarti. Quante volte hai corso 10 chilometri?”. Non so, ma me lo deve dire chi ha più esperienza di me, se questo dividere la gara in blocchi sia una buona cosa o è meglio tenersi e vedere la gara in una prospettiva complessiva. Fatto sta che in discesa verso Praz de Fort, complici le cuffiette e il sentiero fichissimo, ho corso forte e mi sono divertita un casino. Sembrava che ogni canzone fosse perfetta per quel momento e mi sono ritrovata a canticchiare, dimenarmi e ad essere odiata da tutti i presi male che superavo. Ripeto: ma perché la gente non corre in discesa? Non gli fanno male le gambe a frenarsi?

Ma soprattutto, e questo lo dico a tutti quelli che ho visto andare lenti con le cuffiette: che caspita di musica vi ascoltate?

Arrivata a Champex, il primo ristoro dove è ammessa l’assistenza, non mi sono nemmeno seduta, un po’ perché avevo paura di rimetterci tanto a sbloccare le gambe dopo, un po’ perché veramente non c’era posto.

Nota per chi fa assistenza: lasciate posto a sedere per chi corre che con vostro marito ci cenate tutte le dannate sere.

Dopo aver finito la mia cena liquida a base di cocomero e brodo (non insieme, ve lo assicuro, ma quasi) frontale in testa e via per la terz’ultima salita. Ci metto sempre un po’ a ripartire ma la forestale in leggera discesa prima di attaccare a salire mi aiuta e riprendo ad andare ad un ritmo decente. Anche qui, la playlist mi regala delle perle e salgo chiusa in me stessa passando un po’ di ingorghi. La cosa più difficile è che dopo che hai superato un gruppetto generalmente ti succede che per qualsivoglia motivo devi fermarti un attimo e che – metti che stai pisciando – subito vedi delle frontali dietro di te e ti tocca ripartire con i pantaloni ancora abbassati per non dover rincontrare le persone che hai appena passato. Altrimenti, affari tuoi perché non ti faranno ripassare mai più.

In discesa verso Trient ho la frontale un po’ scarica e vado piano perché non ci vedo bene. In più inizio ad avere sonno, forse proprio perché la poca luce mi fa abbassare le palpebre. Ma a Trient mi aspetta Bani, così cerco di tirarmi su e di arrivare al ristoro. Purtroppo, e qui, devo fare un appunto all’organizzazione che è stata in tutti gli altri aspetti impeccabile, il bus che doveva portare (come da programma) Bani da Vallorcine a Trient non è mai passato. Così, dopo averlo sentito al telefono ed aver scoperto che avrei dovuto aspettare per vederlo, mi sono veramente buttata giù. In più dentro non c’era posto e girava della musica terribile. In compenso riesco a cambiare le batterie alla frontale, butto giù un gel Espresso Love, mi chiudo nell’antivento e cerco di pensare solo ad andare avanti ed arrivare a Vallorcine. Soprattutto perché, poraccio, sono ore che sta lì ad aspettare il bus. Le gambe, anche se dure, girano ancora.

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cena liquida

È sorprendente quanto sia bello vedere una persona a cui vuoi bene è che è li per te. Bani mi aiuta a rimettermi in sesto e mi da un calcetto verso la prossima – ultima – salita.

Quando arrivo all’attacco e vedo le frontali sul Col des Montets ho un mancamento. Tra l’altro, se pensavo fino a quel momento che le salite erano tutte facili e poco pendenti ho tempo di ricredermi. La notte sta per volgere al termine e mentre salgo non riesco più a distinguere le frontali dalle stelle che sono in cielo. Spero solo di non dover arrivare fin lassù. Anche se piano continuo a salire costante, senza mai fermarmi. L’unico pensiero è continuare ad andare. Arrivo a Tete au Vents alle prime luci dell’alba, e auguro a tutti di avere l’occasione – magari non in gara perché vuol dire che non state andando forte – di vedere il massiccio del Bianco in quel momento e con quelle luci lì. Purtroppo non ero nelle condizioni mentali per godermelo e nemmeno il sapere di aver finito con le salite mi ha rincuorata. L’ultima salita mi ha imballato le gambe e il traverso pietroso che porta a La Flegere è stato un supplizio, tanto che arrivo all’ultimo ristoro e faccio fatica a ricacciare dentro le lacrime. Sono disidratata e non ho più voglia di nutrirmi, e a dir la verità, non mi importa neanche così tanto di arrivare.

Però, cerco di ricordarmi che a Eva di qualche ora fa, anche se non me l’aveva detto, importava di arrivare in fondo. E in più ci sono tutte quelle persone che mi hanno seguita in queste lunghissime ore e sarebbe veramente un peccato deluderle.

Non ho solo idea di come fare a correre questi ultimi 8 chilometri in discesa. Le gambe sembra non vogliano collaborare.

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I open my eyes. I see the road.

Mi asciugo la faccia, mi do una sistemata e inizio a scendere corricchiando e aiutandomi con i bastoncini. C’è qualcosa che non va al mio tendine d’achille e so che sto facendo un torto al mio corpo ma penso che l’unica soluzione è provare a correre e quando finalmente il sentiero si allarga metto via i bastoni e mi dico che – dopo solo 23 ore – è arrivata di nuovo l’ora di correre. Non smetterà mai di stupirmi quanto, nonostante siamo da buttare, riusciamo a correre – anche in maniera decente direi – gli ultimi chilometri di una gara.  Passo da La Floria e so che manca veramente poco, perché quell’ultimo tratto l’ho già corso l’anno precedente. Arrivo a Chamonix e vedo prima Ombra, poi Bani, Maria Carla, Davide e Mati e mi rendo conto che è andata. Ombra mi trascina all’arrivo correndo come un pazzo. È bello correre da soli per tante ore, ma, e questo non mi sorprende affatto, sedersi e cazzeggiare con gli amici è una ficata.

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il cane più fotografato di Chamonix

Un po’ mi vergogno quando mi dicono “brava che sei stata” perché credo che correre 100 chilometri in 24 ore non sia niente che non possano fare molte persone. È il bello e il brutto dell’ultrarunning: tutti (o quasi) se lo vogliono possono correre lunghe distanze.

Il problema vero è che poi quando corri per 24 ore poi ti servono tre pagine per raccontare l’esperienza, e qualcuno, è anche costretto a leggerle.

Scusate. La prossima volta cercherò di metterci meno, in tutti i sensi.

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catch us if you can
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we fuckin drive ph. flash-sport

 

TOR: ovvero, come rovinare una passeggiata

Partiamo da un assunto che un grande teorico della corsa su lunga distanza ha donato ai posteri:

“ se il vincitore ci mette più di 24 ore è solo una gita del CAI”
Francesco paco Gentilucci

motivo per cui, il TOR, fa schifo.
No dai, che adesso tutti saranno lì già pronti a riempirmi la casella della posta elettronica di insulti, minacce di morte e denunce, chiariamoci, il TOR fa schifo a me, non dico che faccia schifo in assoluto, il mondo è bello anche perché de gustibus non disputandum est.
Partendo da questa evidenza, se non siete già troppo scandalizzati e non avete già imbustato dell’antrace da spedirmi, provo a spiegare i miei motivi:

La regola del CAI
le gare di corsa per me sono gare di corsa. Il che magari può sembrare assurdo e banale detto così, ma se pensate al TOR, non lo è. Il vincitore ci mette tre giorni. Ripeto, tre giorni. È una media oraria dei 4 km/ora, e ragazzi ve lo dico, se provate a convincermi che andare ai 4 km orari equivale a correre, avete più probabilità a convincermi che Kurt Cobain non è morto ma è risorto su un’isola, ha smesso di farsi di eroina ed è diventato intonato.

Chissa cosa si starà vedendo Collè al posto di quella mela


Guida galattica per autostoppisti
Mi riferisco a tutti i casi che ci sono stati in passato di denunce e “fattacci” nella gara, dal doping, ai passaggi in macchina, alle guerre tra regione e organizzazione, al 4k, ai corridori sequestrati dai NAS all’arrivo, allo scandalo dei sorteggi in cui venivano ammessi tutti gli stranieri, alle edizioni della gara sospesa per mal tempo e tutte le vicende da tabloid di gossip che hanno sporcato questa corsa fin dalle primissime edizioni. Insomma, siamo lontani dal fair play delle 100 miglia degli States, ma lontani anni luce;

uno dei momenti della “gara di corsa”

La gara del chi ce lo ha più duro
Quale è la motivazione per cui le persone vogliono “correre” il TOR? Credo risieda nel decretare la durezza dei propri attributi. In modo non così evidente come comprarsi un macchinone che fa 5 km con un litro di benzina ovvio, ma di sicuro per raccontarlo. Lo stesso vecchio principio per cui non hai mai corso una maratona se non hai corso a New York. Su Wikipedia si parla di “trail più duro del mondo”; ma per cosa? per il dislivello e i chilometri? è chiaramente un fatto interessante solo per i survivor dei cancelli orari, perché il livello della gara è ben lontano da una Western States corsa in 14 ore e 30.
Il fattore dell’ “ho corso 330 km” e del voler a tutti i costi cercare una gara “estrema” “più lunga e più dura” e cazzate del genere mi disamora alla gara. Anche perché, puoi anche fare una gara di sei mesi, ma se cammini è solo una gara a chi resta per ultimo in piedi, e di nuovo, non una gara di corsa, al massimo di sopravvivenza.  Anche mio padre ha fatto il Cammino di Santiago, ma non è che va in giro a vantarsene come se avesse fatto una gara “di corsa” durissima. Mi pare che il TOR rappresenti un po’ il voler cercare la gara “ce l’ho più duro io” del calendario delle gare;

rifletti un attimo, un sacchetto della spesa attorno alle caviglie

È un giro per rifugi
Se mi vendeste il TOR come un giro per rifugi, forse, ci penserei. Non ho mai detto che la Val D’Aosta non è fantastica o che il giro non sia figo. Come trekking, con gli amici, fermandosi a mangiare un piatto di polenta e bevendo una birra ci sta. È per questo che, amici che lottate per il cancello di 150 ore, non dovreste spacciarmi il TOR come una gara. 150 ore sono una settimana intera. Avete fatto un giro per rifugi, un bellissimo, fantastico, emozionante e costoso (750 Euro)…giro per rifugi.

I farmaci, gli zombie
Vedere gente gonfia in faccia, ginocchia sformate, aghi, punture, siringhe, flebo, antidolorifici come caramelle e altre pratiche quantomeno “oscure” è uno dei lati che più mi ammorba del TOR. Il fatto che le persone vogliano continuare nonostante stanno male è cosa piuttosto comune nelle ultra, ma al TOR è risaputo che l’intervento dei dottori è pratica diffusa. Per me farmaci e sport sono due cose ben distinte, in qualsiasi gara di corsa, qualsiasi, che sia un vertical o una 100 miglia. Gli zombie invece, ovvero i morti viventi che ciondolano doloranti inciampando sui sassi e barcollando distrutti e incapaci anche solo di camminare correttamente, mi danno fastidio alla vista, perché sono un’esteta del gesto. Non si sporca il gesto sacro della corsa;

La privazione di sonno
Vedere Collè che si addormenta sui bastoncini e per fortuna viene visto da qualcuno e non muore di freddo non mi provoca, personalmente, nessuna passione per la gara.
Si corre con la privazione di sonno, soprattutto chi vuole arrivare davanti. E quindi, è una gara in cui conta l’allenamento e la performance o solo il minor senso di autoconservazione?

divertimento smodato al TOR

Manco vinci una fibbia
Anche se ti vinci sto TOR, mica vieni invitato come ospite a Buckled Podcast da Alessandro Locatelli. Quindi alla fine, tutto sto sbattimento proprio non lo capisco.

Il Bianco – punto

Finalmente, eccoci arrivati alla gara madre che non per niente da il nome al circuito, l’UTMB (Ultra Trail du Mont Blanc), nome che viene nientepopodimeno che dalla montagna regina delle Alpi, italiane e non.

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L’UTMB è la 100 miglia più iconica d’Europa, sia perché corre intorno al Bianco, sia per tutto il clamore che le si è creato intorno, con migliaia di partecipanti provenienti da tutto il mondo. Chi finisce il Bianco non si porta a casa una fibbia (non avete ancora ascoltato lo speciale UTMB pubblicato da Buckled? male – QUI il link alla puntata) ma una cento (e più) miglia dura, in puro stile alpino.

Il Bianco è l’unica gara che parte da Chamonix alle 18.00 di venerdì, così che i runner dovranno presto sfoderare le frontali per poter ammirare l’Aiguille de Bionnassay. All’alba molti corridori passano il col de la Seigne per entrare in Italia nella Val Veny, nella quale dominano i ghiacciai del Monte Bianco. Si prosegue poi verso Val Ferret, sovrastata dal Dente del Gigante e dalle Grandes Jorasses, prima di scollinare in Svizzera dove si affrontano le infime salite di Bovine e Les Tseppes. Si passa poi sotto l’Aiguille Verte e i Drus per poi tornare al centro di Chamonix. Sembra facile a metterla così eh? Ma parliamo di 170 chilometri con 10.000 metri di dislivello, da correre in massimo 46 ore e 30.  Il cutoff fa capire quanto la gara sia dura.

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Runner europei, abituati a correre su questo genere di terreno, da anni la fanno franca e vincono questa gara, non lasciando spazio agli atleti d’oltreoceano. Vediamo se quest’anno si spezza la magia.

UTMB – dettagli tecnici

Distanza 170 km

Dislivello 10.000 mt +

Cutoff 46 h 30

Partenza Chamonix 30/08/2019 18:00

Punti ITRA 6

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La parola agli atleti DU

Fabio De Boni

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Cosa ti aspetti dalla gara? 

Torno a correre UTMB dopo l’esperienza del 2017, pieno di entusiasmo e con un po’ di esperienza in più! Due anni c’era fa l’incoscienza del principiante e un allenamento “fai da te”. Quest’anno conosco già il percorso e vengo da un lavoro mirato. L’obiettivo è divertirsi innanzitutto e godermi i paesaggi che percorreremo. Due anni fa fu un’edizione segnata dal maltempo e non ho gioito dei panorami come speravo, son tornato a Cham soprattutto per questo motivo. Poi c’è anche l’aspetto agonistico, che per me vuol dire migliorare il mio crono del 2017, ma so che non sarà facile perché le variabili in gioco sono tante. La gestione delle forze, della alimentazione e delle energie mentali sarà fondamentale per centrare l’obiettivo! A differenza di due anni fa, quest’anno avrò una crew al seguito, che mi assisterà lungo tutto il percorso e che non voglio deludere!

Quale sarà secondo te il punto cruciale del percorso?

I punti secondo me cruciali saranno Courma, dove si deve arrivare sereni e senza forzare, e poi Champex- Lac, alla fine della lunga discesa dal Col Ferret. Lì bisogna arrivare bene sia di fisico che di testa. Presa coscienza che il più e fatto gli ultimi 40 km , con due assistenze consentite, non saranno facili ma nemmeno proibitivi.

Copia di THE COACHES WILL HAVE THEIR SAY

Stavolta ci siamo divisi i compiti e saranno le DU ladies a prendersi cura delle preview maschili…

Eva:

Chiedermi chi secondo me vincerà l’UTMB è come chiedere a un bambino su quale puntare: “su quello lì perché è più bello”. Ma se mi impegno a fare i compiti forse qualche nome sensato riesco a cavarlo fuori. Vediamo. Quanto sarebbe fico che vincesse un americano? L’anno scorso Zach era partito bene ma nel suo stile o la va o la spacca, ha spaccato. Mi piacerebbe che si rompesse quest’incantesimo e che Zach o Tollefson vincessero. Se dovessi puntare in maniera più oculata direi quest’ultimo, ma se dovessi usare la pancia punterei sul cavallo pazzo. Chi potrebbe impedire l’avverarsi del mio sogno? Senza dubbio Pau Capell, il collezionatore Xavier Thévenard e gli inglesi Tom Owens e Andrew Symonds.

Mari:

Che responsabilità questa… mettere giù i pronostici per per la regina delle gare che partirà da Chamonix: l’ Ultra Trail del Monte Bianco, scritto per intero fa ancora più paura. I coaches se ne lavano le mani e lasciano a noi l’ingrato compito. Alla fine la domanda è sempre quella: quando un uomo americano tirerà su quel nastro? Se un americano deve essere a mio parere il più papabile è Tollefson, alla fine tutte le volte che si è presentato a Chamonix è salito sul podio. Anche se penso che il plurivincitore Thevenard non molli l’osso facilmente! Capell ha già terminato bene tutte le gare del circuito UTMB, e quest’anno pare essere in gran forma, podio a Mozart 100 km e primo posto anche su Patagonia Run 100 Mile, quindi potrebbe fare bene. Ci metterei anche Zach Miller ma finora quest’anno non ci ha dato grandi soddisfazioni. Mi piacerebbe vedere battagliare lì davanti anche un italiano e spererei fosse Macchi, torna dopo 4 anni in cui è cresciuto molto. Comunque vada, mi risulta che uno solo dei partenti abbia fatto l’Everesting. Di corsa. Noi tifiamo per lui…

THE COACHES WILL HAVE THEIR SAY

Lasciamo ai due coach il compito di delucidarci sul gentil sesso. Resta valida l’opzione di poterli deridere a giochi fatti, eh.

Coach Paco:

Mi gioco un’outsider, o comunque un volto nuovo: Katie Schide, perché mi piacerebbe proprio succedesse qualcosa di completamente inaspettato. Una ragazza del 1992 che vince e sbaraglia la concorrenza, sembrerebbe impossibile in una gara europea e dove le donne sono solitamente runner di esperienza. Eppure il motore Katie lo ha, secondo lo scorso anno a CCC, nonché fresca vincitrice della Marathon Du Mont Blanc. Certo, qui i km sono molti di più, ma se invece di una gara timida la Schide giocasse il jolly e facesse una gara alla Zach Miller, sempre in testa? Sarebbe di sicuro molto divertente. Poi Courtney Dauwalter, che anche se sulla carta è la più forte, non me la sento di metterla al primo posto. Se la gara fosse composta da due loop del percorso non avrei avuto dubbi. Per quanto per gli americani questa gara è tecnica, rimane comunque corribile, e seppure Courtney sia forte sul corribile, vedi a Western States, non ha così tanta velocità di fondo come altre concorrenti. Chiudo con Luzia Buhler. Ok questo è un voto di simpatia, lo ammetto. Luzia è una delle ragazze più simpatiche e con l’attitudine più bella in circolazione e mi piacerebbe molto vederla avanti. Credo che sia poco probabile perché ha iniziato a gareggiare presto, ha già corso Western e non avrà tantissima lucidità nella gambe. Ma ricordiamolo, ha vinto Wasatch 100, che è una gara molto tosta, e quest’anno ha strappato un biglietto per WS. Inoltre in Italia piacerebbe a tutti vederla sul podio e UTMB rimane una gara imprevedibile, specie se invece che il caldo arriva il tempaccio e le condizioni alpine…forza Luzia!

Coach Davide

Sapete cosa vi dico? Che la rivince Rory Bosio, e sarebbero tre. Non so perché, ma su questa distanza, su questi sentieri, io ci credo. Passerà a Champex  Miao Yao che però resisterà in seconda posizione nonostante una rimonta terrificante di Luzia Buhler. Si era capito che a noi sta simpatica Luzia?

CCC – Corri Cento e sei Contento

Niente, ogni volta che leggo CCC nella mia testa compare una P e mi viene in mente il gruppo di Ferretti, ma tralasciando questo fatto, andiamo a vedere in cosa consiste questa corsa, ovviamente, utilizzanto quante più C possibili.

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Dopo la sorella cattiva dell’UTMB ecco arrivare la sorella minore, che con i suoi 101 chilometri passa per tre nazioni ricalcando in parte il Giro del Monte Bianco.

La CCC (Courmayeur – Champex – Chamonix) parte da Courmayeur e si alza subito in quota con un ‘incredibile vista sul Bianco e sulle Jorasses. Si entra poi in Svizzera con il passaggio a Grand Col Ferret e si prosegue verso la Fouly, Champex e Trient. Qui ci si fa il segno della croce e si spera di arrivare a Chamonix prima che sorga il sole. I corridori “normali”, sono i meno acclamati di tutto il circuito perchè arrivano a Chamonix quando tutto il paese dorme.

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Se si predilige l’esperienza all’arrivo è, tutto considerato, una gara bellissima, tecnica il giusto ma più scorrevole della TDS.

CCC – dettagli tecnici

Distanza 101 km

Dislivello 6100 mt +

Cutoff 26 h 30

Partenza Courmayeur 30/08/2019 09:00

Punti ITRA 5

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La parola agli atleti DU

Adam Lucas Lucas

Adam

Cosa ti aspetti dalla gara? 

Sono ancora indeciso su quanto spingere (Adam ha fatto ad inizio mese una 100 miglia – Nota del Coach). Sarà la mia seconda vera gara in montagna, quindi sono ancora un principiante. Dipenderà molto dal meteo. Mentalmente mi aspetto le montagne russe, e voglio che sia così. E’per questo che corro le ultra: so che arriveranno le crisi e voglio vedere quanto in basso posso arrivare e poi quanto in alto. Di solito correre mi da grosse dosi di endorfina e voglio vedere a che punto smetterà di darmi queste sensazioni. Il terreno montagnoso sarà il vero test perché non corro quasi mai in montagna e la discesa sarà dura. Alla Maxi Race lo scorso anno mi sentivo distrutto prima della salita più dura e ho dovuto fermarmi cinque minuti in cima per far passare qualche svarione. Correvo con un amico ma pensavo che quella fosse la fine della mia gara: una volta finita la salita stavo bene. Quindi ho questo tipo di paura, dubbio, che voglio superare.

Quale sarà secondo te il punto cruciale del percorso?

Rispetto molto la gara, come detto. Ma 100km non sono 100 miglia. Secondo me dopo 70km si vedrà come starò, se sarò riuscito a gestire nutrizione e fisico. Trient, sarà il punto chiave: dopo ci saranno solo due salite e casa.

Per me sarà un test nel cercare di allungare un pelino le mie solite distanze, sognando qualche 100 miglia isolana o americana su terreno non amichevole.

Alessandro Marmorato

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Cosa ti aspetti dalla gara? 

Visto com’è andata la mia preparazione (durata solo 5/6 settimane causa infortunio) mi auguro solo di finirla, se fossi al 100% mi darei magari degli obiettivi a livello di tempo ecc, ma in questo caso finire è l’unico obiettivo.
Non vedo l’ora di essere alla partenza venerdì mattina ed ascoltare i Vangelis, ho già la pelle d’oca. Spero anche di poter beccare Coach, Mari, Adelina ed i torinesi ai ristori, sarebbe una gran carica.
Paesaggi? Penso tra i più belli, peccato non poterli filmare/fotografare durante la gara, se Angelo dovesse beccarmi…

Quale sarà secondo te il punto cruciale del percorso?

Onestamente conoscono pochissimo il percorso, mi guarderò qualche video su YouTube hahahaha. Sarà sicuramente molto tecnico e con tanto dislivello ma a tratti corribile, ma non ti so dire un punto cruciale, spero solo di star bene per tutto il viaggio.

 

Davide “Vertebra” Bellio

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Cosa ti aspetti dalla gara? 

Direi che a livello emozionale vorrei ripetere in tutto e per tutto la Lut, che è stata la giornata perfetta.Come prestazione mi sa che il il jolly me lo sono già giocato lì, quindi spero entro le 20 ore. Il mio motto, comunque vada, rimarrà “vado piano, ma mi diverto”!

Quale sarà secondo te il punto cruciale del percorso?

l punti cruciali in gara secondo me saranno due : la lunga discesa verso La Fouly e la seconda salita dopo Champex. Lì si vedrà che tipo di giornata sarà…

THE COACHES WILL HAVE THEIR SAY

Abbiamo chiesto ai nostri valorosi allenatori di tirare fuori i nomi giusti di chi starà davanti. Post UTMB, sarete liberi di deriderli.

Coach Paco

Dico Eva Toschi: abbiamo tutti voglia di avere un pretesto per fare festa. A seguire mi piace Kelly Wolf: ragazza molto forte, solitamente predilige una condotta di gara autoritaria. Se parte avanti è difficile che crolli, una delle grandi favorite. Dietro, MacDonald Alisa, canadese trentanovenne ha trovato la sua distanza su questo chilometraggio. Lo scorso anno ha vinto Black Canyon 100. Quest’anno si è vista poco, ma sulla carta è sempre un osso duro.

Uomini, continuiamo con gli americani e mettiamo Mario Mendoza.
Proviamo a immaginare un caldo apocalittico, cosa che ogni tanto succede in quella settimana: Mario Mendoza potrebbe partire nel picco di caldo e sparire alla vista degli altri concorrenti. Poi Stefano Rinaldi
perché è un ragazzo con delle ottime gambe, ma soprattutto è così fuori di testa che sarebbe veramente fantastico vederlo davanti a mordere il collo al primo. Vincere no, troppo mainstream. Completo con Luis Alberto Hernando che, lo ammetto, non mi fa morire il suo modo di correre, essendo piuttosto prevedibile e sempre molto oculato. Ma indubbiamente è uno dei più forti sul campo, e non è molto difficile vederlo davanti.

Coach Davide:

Eh, dai, tanto lo sanno anche i muri che stravedo per Stephanie Howe, e allora voglio lei sul gradino alto. E’in Europa da mesi, sta correndo come una matta, che sia la volta che anche sulle Alpi fa il colpo? Tra le altre statunitensi qualcosa di grosso esce: Kelly Wolf, Keely Henninger che è anche già esperta del percorso, Brittany Patterson… Tutte candidate plausibili. Ma a sorpresa io metto la britannica Holly Page, che mi sembra in stato di grazia.

Tra gli uomini, scontato: tifo per Stefano Rinaldi e basta, chiudiamo le previsioni. Tra lui e Marco De Gasperi, un po’di Italia a fare bagarre ci sarà. Occhio a Michel Lanne però e anche a Luis Alberto Hernando. A me, al contrario di Paco, piace da morire. Ed ha l’account Instagram più divertente del mondo trail e/o running in generale. Lo attenderò sul dritto finale al grido di “Tortilla de patatas para todos!”

TDS – Technique, Difficile, Superbe

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Se negli anni passati la TDS era considerata una gara super-tecnica, bella e dura adesso che al percorso sono stati aggiunti 23 chilometri e 1800 m di dislivello che dire? Beh a questo punto la potevate far diventare una 100 miglia!

Scherzi a parte, la TDS (sur les Traces des Ducs de Savoie) è senza dubbio la gara più tecnica del circuito e adesso dalla categoria dura passa a durissima con un terreno tutto da scoprire nella regione del Beaufortain. Con partenza sempre da Courmayeur (quest’anno alle 4) e arrivo a Chamonix il percorso dell’undicesima edizione sarà più lungo ma più adattabile in caso di condizioni climatiche difficli. Per quanto riguarda i “paesaggi”, chi corre la TDS si becca il Pas d’Outray con tanto di vista sulle iconiche Pierra Menta e Grand Mont, ed ovviamente il Bianco.

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La TDS sarà una gara veramente da seguire visti i cambiamenti e i tempi tutti da ristabilire. Ma su quest’argomento lasciamo la parola all’esperto.

TDS – dettagli tecnici

Distanza 145 km

Dislivello 9100 mt +

Cutoff 42 h

Partenza Courmayeur 28/08/2019 04:00

Punti ITRA 6

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La parola agli atleti DU

Luca Ambrosini

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Cosa ti aspetti dalla gara? 

Mi aspetto panorami assurdi, già avendo fatto la CCC so cosa mi aspetta da quel punto di vista. Delle gare del circuito UTMB sarà sicuramente la più tosta, cruda, tecnica: già quando era 120 km dicevano che era la sorellina cattiva, ora chissà di quanto l’hanno incattivita. Se hanno previsto che il vincitore ci impiegherà 19 ore, io mi sono messo l’anima in pace e non guardo a tempo, ritmo: cerco di godermi il viaggio. Sarà la sfida più grossa che abbia mai affrontato, ero arrivato ai 120 km e 22 ore della SUSR del 2016, che nel 2017 ho replicato e le ore erano scese a 20:06.

Posso solo dire che a me queste “cancarate” lunghe mi ispirano tanto, ritmi non esagerati ma su terreno supertecnico, fisicamente forse nessuno è pronto per affrontare questo tipo di gare, secondo me è la testa che ti manda avanti: quando vedi che per 10 km impieghi 3 ore, allora viene fuori chi ha testa. Sarà anche la prima gara dove avrò un assistenza speciale, la mia dolce metà mi seguirà per tutto il viaggio, sono molto felice per questo, poi so già che ci sarà anche tutta la DU family, non vedo l’ora di prendermi parole dal coach quando vede che in salita cammino…

Quale sarà secondo te il punto cruciale del percorso?

I punti cruciali della gara daranno sicuramente Bourg Saint-Maurice -km 51- e Beaufort –km 91-: si scende in valle e poi bisogna “svalicare” praticamente 2 montagne, con un D+ filato mostruoso. Qualche difficoltà si incontrerà anche a Les Contamines, la stanchezza sarà tanta, e ci aspetta ancora una bella salita.

Da non sottovalutare le parti tecniche della gara, la concentrazione deve essere sempre massima. Poi diciamocelo chiaro, un viaggio cosi lungo ha talmente tante variabili che a noi non resta che prendere tutto così come viene.

Per me sarà un test nel cercare di allungare un pelino le mie solite distanze, sognando qualche 100 miglia isolana o americana su terreno non amichevole.

Alessio Albanese

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Cosa ti aspetti dalla gara? 

Settimana UTMB? Per me tutto è nato con questa “manifestazione”: mi sono avvicinato a passi di bimbo, per approdarci l’anno scorso, 2018, come responsabile UGLOW ITALIA e vivere i più bei giorni dal punto di vista sportivo grazie alla vittoria della nostra atleta Francesca Canepa.

Quest’anno, problemini permettendo, parteciperò alla TDS … 145km x 9100 …
Penso e ripenso molto a chi te lo fa fare? Te l’ha consigliato il medico? Nessuno ti paga, anzi…

Il mio Coach, pazzo a decidere di seguirmi, dice che la posso portare a casa tranquillamente. In effetti mi ha portato lui a questo livello personale, quindi ascoltiamolo. Pensiamo e soprattutto godiamoci ogni singolo centimetro, panorama, sensazione nelle nostre gare perché in quei momenti siamo soli con noi stessi con i nostri pensieri. Ma ci sono persone che ci amano, che ci vogliono bene, che ci seguono, che aspettano al traguardo o sono a casa a seguire con il LIVE.

GODETEVI IL MOMENTO: io personalmente affronterò il mio mostro. E lo voglio battere lo stronzo sta volta.

Quale sarà secondo te il punto cruciale del percorso?

Sono veramente tanti 145km. Ne ho già corsi 120 nel 2018 ma sono i 9100 metri che mi mettono paura: è una gara nervosa, non molla mai, su su su e giù giù giù. Non c’è un pezzo in particolare che mi preoccupa: sono tutti i 145 km, ogni singolo km…

 

THE COACHES WILL HAVE THEIR SAY

Abbiamo chiesto ai nostri valorosi allenatori di tirare fuori i nomi giusti di chi starà davanti. Post UTMB, sarete liberi di deriderli.

Coach Paco:

Ma quanto forte va la Pretto? Tanto. E non è fantascienza vederla sul podio, anche sul gradino più alto. Quindi voto Francesca Pretto. La gara è molto dura e adatta alle sue caratteristiche. Inoltre, val la pena ricordarlo, ha vinto per due volte di fila URMA 50k Invitational. Poi Audrey Tanguy, campionessa in carica, fortissima. La ragazza del Team Hoka è una che sbaglia poche gare, e parte da favorita. E terza metto Meredith Edwards anche se sembra che dopo essersi messa con Jason Schlarb si sia un po’ rammollita. E’ comunque un cavallo di razza. Patisce il freddo e se qualcosa va un po’ fuori dalle sue previsioni fa fatica a tenere assieme i pezzi, ma è comunque una che può fare bene.

Uomini: Ludo Pommeret. Ha una biomeccanica di corsa da dimenticare, soprattutto quando lo vedi correre dal vivo, eppure è il più forte in griglia partenti. Vincerà? Probabile. Un’altra vecchia conoscenza del giro di gare dell’UTMB, Tofol Castanyer, è uno veloce, ma anche bravo sul tecnico e con condizioni difficili. Può stare sul podio comodamente. Chiudo con Ryan Sandes, che ogni volta che ho pronosticato che sarebbe andato male ha fatto bene, una volta ha pure vinto Western States. Quindi a sto giro lo metto sul podio e vediamo che succede.

Coach Davide:

Kathrin Gotz sembra il nome da giocarsi, anche più della Tanguy in virtù della stagione allucinante che sta avendo. Ho solo paura che abbia caricato un po’troppo in questi mesi, non è sempre facile ed immediato smaltire certi carichi, specialmente in gara. E sono curioso di vedere come Hillary Allen se la caverà con la distanza. Perché per il resto ha tutto per fare davvero gara: velocità di base, brava in salita come in discesa, amante del terreno tecnico. Si è ripresa alla grande dalla terrificante caduta di Tromso e secondo me vuole lasciare la zampata, anche se dopo Cortina non ha brillato. Mi odieranno entrambe, ma sul podio io ci vedo bene due ragazze italiane: Francesca Pretto è in forma strepitosa, non ha paura di niente e ha Tommaso Bassa a farle assistenza (se Riccardo Tortini è il pacer che tutti vorremmo, Tommaso Bassa è la crew che tutti vorremmo… specie con gli occhiali di Robocop) e Sonia Glarey, che qui a Chamonix il podio l’ha già conosciuto. Ed era il gradino più alto. Il mio cuore batte per loro, inutile nasconderlo.

Vuoi vedere che vince davvero Pommeret? Secondo me si, sarebbe un segnale di speranza per tutti noi ultraquarantenni. Quindi si tifa Ludo. Poi vado esotico con Yanqiao Yun e completo con Aurelien Dunand-Pallaz, che si meriterebbe una gara strepitosa in patria. Ma c’è una cricca di spagnoli assatanati (ed esperti) che non starà a vedere.

 

OCC – in (trail) medio stat virtus

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L’avevamo promesso (o minacciato) ed eccoci qui, pronti ad entrare gradualmente nella UTMB madness. Ma alle 100 miglia – soprattutto quella del Bianco – non ci si arriva partendo da zero ma godendosi tutto il sapore che hanno i chilometraggi che vengono prima.

Per questo, non ci resta che partire dalla OCC (Orsières – Champex – Chamonix), la gara di media distanza (sono considerate Trail Ultra Medium le gare tra i 42 e i 69 km) che quest’anno vede la sua quinta edizione.

La gara, che esplora il Vallese, parte da Orsières, (sud-ovest del Canton Vallese, nella valle Val d’Entremont) passa sotto il versante orientale del Monte Bianco per arrivare prima a Champex-Lac e poi proseguire sul percorso di UTMB e CCC fino al centro di Chamonix.

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Passiamo ai numeri che, per quanto sarebbe bello pensare al trail solo come uno splendido viaggio sui sentieri, vanno tenuti da conto.

OCC – dettagli tecnici

Distanza 55 km

Dislivello 3500 mt +

Cutoff 14 h 30

Partenza Orsières centro 29/08/2019 08:15

Punti ITRA 3

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La parola agli atleti DU

Matilde Giovannoni

3c84cab3-ba5c-49fd-9da2-f642eb13fe22Cosa ti aspetti dalla gara? 

Spero e sono sicura di trovare paesaggi super, di guardarmi intorno tanto e conoscere nuove persone. Spero di non trovarmi in una gara di invasati-imbruttiti stile milanese
Punto a godermela e a finire in un tempo decente…. che non so quale sia….

Quale sarà secondo te il punto cruciale del percorso?

Punto cruciale critico credo arrivare a Trient e La Flegere. Anche se personalmente mi spaventano quasi più le fasi di corsa in piano che la salita (so che me ne pentirò quel giorno). Quindi forse cruciale il primo pezzo per non rimanere troppo indietro…

THE COACHES WILL HAVE THEIR SAY

Abbiamo chiesto ai nostri valorosi allenatori di tirare fuori i nomi giusti di chi starà davanti. Post UTMB, sarete liberi di deriderli.

Coach Paco:

Tra le donne, al primo posto ci piazzo la vincitrice di Speedgoat 50k in carica, Anna Mae Flynn. Seconda metto Ruth Croft che è una che va forte e ha scelto di stabilizzarsi su distanze più corte e gare tirate, parte da favorita, e a buona ragione. Terza metto Dominika Stelmach, una polacca che parte di sicuro da outsider. Si è vista poco e tutto il resto, ma vedrete che potrebbe fare bene. Podio azzardato, ma vediamo come va.

Tra gli uomini invece spazio a Pat Reagan, uno che sa correre, forte, più forte di tutti forse. Il suo problema è la salita, ma OCC non è tutto sommato una gara incorribile. Col caldo e con qualche errore davanti, potrebbe saltare fuori in discesa correndo comodamente sotto ai 4 al km. Poi Chris Mocko se non salta per aria provando a seguire qualcuno che ha più gambe di lui. Voglio proprio vedere cosa combina. E poi Francesco Trenti: occhi puntati sul trentino, che è uno che si allena tanto. Fermato a Cortina da una slogatura, ma l’ho visto coi miei occhi più tirato che mai. Forza Franz!

Coach Davide:

Ruth Croft parte con tutti i favori, e a ragione. A Chamonix non ha mai sgarrato, qualsiasi distanza abbia fatto. L’unica che quest’anno potrebbe impensierirla, secondo me, è Sheila Aviles, nel circuito sky sta mettendo in riga tutti e non è cosa da poco contando il livello. Mi piace l’idea che Anna Mae Flynn porti un po’ di stelle e strisce sul podio…

Uomini: difficile su una distanza così. Dico Nico Martin perché mi piace l’idea di un francese sul podio. Ma Ruy Ueda è nella stessa identica posizione della Aviles: grandissima annata nel circuito sky, e a Chamonix lui ha già fatto gran bene. Sarà entusiasmante. E terzo mettiamo Thibo Baronian, andiamo sul local: se lo meriterebbe.