Regeneration & Recovery part two: OOFOS Recovery Footwear

Ed eccoci di nuovo a parlare della triade nascosta: riposo, recupero, rigenerazione, il mantra che ogni allenatore vi ripete fino alla nausea.

In questa seconda puntata, affrontiamo un argomento delicato: il post corsa dei nostri piedi , uno strumento che un po’troppo spesso dimentichiamo di trattare con il dovuto rispetto. Quindi, cosa si infila nei piedi lo staff DU quando smette di correre?

E’presto detto: flip-flops e sandali OOFOS.

OOFOS è un marchio americano che nasce con l’idea di creare una calzatura da indossare post workout studiata appositamente per il recupero.

La struttura della ciabatta è stata creata per fornire supporto all’arco senza diventare invasiva, accomodando il piede senza costrizioni e sostenendo nei punti giusti. Ma la parte migliore delle calzature OOFOS è sicuramente per noi il materiale: quella che viene chiamata OOFOAM permette alla calzatura di piegarsi in maniera naturale con il piede ed ha una morbidezza confortevole senza far sprofondare il piede.

Il materiale OOFOAM assorbe gli impatti fino al 37% in più di un tradizionale materiale in EVA: se nella corsa cerchiamo sempre una scarpa che ci “restituisca” il più possibile la potenza che cerchiamo di trasferire a terra, quando è ora di riposare, dobbiamo cercare il contrario. Una ricerca di laboratorio del 2018 ha evidenziato come l’accoppiata OOFOAM + struttura del plantare permette di ridurre lo stress sulle articolazioni fino al 20% in più di una normale ciabatta.

OOFOS può essere anche un buon aiuto per chi soffre di fascite plantare: la sua struttura e la capacità di assorbire urti aiuta a rilassare la fascia nei momenti in cui l’infiammazione è acuta, dando sollievo.

Ah, il materiale con cui sono fatte le OOFOS mantiene le sue caratteristiche per tutta la vita. Oltretutto, avendo una struttura a cellula chiusa, può essere tranquillamente usato in doccia o in acqua senza assorbire acqua. Si possono lavare quante volte volete e galleggiano anche.

Ma sentiamo cosa ne pensa Coach Davide…

Anche se Mari non ha mai gradito questa mia debolezza, sono sempre stato un grande appassionato di ciabatte ed infradito post gara (più le ciabatte in realtà, ma apprezzo entrambe le declinazioni).

All’inizio usavo le classiche infradito da 1 euro, rigorosamente nere (tranne un paio carioca acquistato in Svezia in una svendita). Poi ho provato quelle di plastica di Boulder con un coccodrillo (dai, le Crocs), ma mi facevano sudare il piede e non le ho mai trovate realmente confortevoli. E diciamocelo, nessuno sta bene con un paio di Crocs ai piedi. Anzi. Allora sono passato ad un famoso marchio tedesco, ma nonostante mi sia sforzato di farmelo piacere, esteticamente mi ricordavano le suore e la sensazione sul mio piede era pessima: se ero stanco dalla corsa, con quelle i piedi prendevano la botta finale. So che tanti le usano e si trovano bene, ma io volevo comfort, non rigore teutonico. Insomma, mi sono convinto a provare un paio di ciabatte pensate appositamente per il recupero.

Viste, calzate ed immediatamente venduto all’idea: la sensazione al piede, la comodità, il sollievo dopo i lunghi… con l’importante aggiunta che le OOFOS (contariamente ad altre recovery slides provate) non fanno sudare il piede. E una volta indossate non sono niente male, anche Mari ha dovuto ammetterlo.

Insomma, aldilà della ricerca scientifica o di cosa consigliamo, dove mettere i piedi è sempre molto soggettivo. A noi OOFOS sono piaciute a sensazione, al primo contatto: dopo una giornata stressante di Camp, dopo un workout duro in pista con i piedi massacrati, dopo un lungo di ore, ci piace averle dietro e poter iniziare da subito a recuperare per poter ripartire il giorno dopo “acannone” (Angelo Maroccia docet).

Trovate le ciabatte OOFOS qui, ma se passate dalla DU House o ai nostri Camps, ne abbiamo sempre qualche paio per farvi provare il feeling…

 

Regeneration & Recovery part one: THERAGUN percussive device.

L’avete sentito dire un milione di volte: riposo, recupero, rigenerazione, ogni allenatore ve lo ricorderà un milione di volte. Ben sapendo che non sempre gli darete retta, ma lui stesso ci è caduto, quindi sotto sotto vi capirà anche. Ma resta il fatto che è un punto cruciale, altrimenti tutto il bel lavoro fatto nei giorni attivi, resta lì e non si trasforma mai in qualcosa di stabile.

Ma cosa può aiutarci nel recupero dopo i nostri allenamenti o le gare? Abbiamo deciso di provare a mettere giù qualche idea di strumenti e metodi che noi utilizziamo.

Theragun G3_4

THERAGUN è l’invenzione di Jason Wersland, un chiropratico americano che in seguito ad un incidente di moto si è trovato a fare i conti con dolori cronici. Ma l’idea della percussive therapy non è certo una novità, a partire dalla tecnica svedese di massaggio chiamata tapotement: la novità di Theragun, è che rende questo tipo di intervento possibile e somministrabile da tutti in autonomia e sicurezza.

Ma cosa intendiamo con percussive therapy? Semplice,è un metodo per indurre delle brevi ma intense pressioni sui tessuti del corpo. Va a lavorare sia sulle fibre muscolari superficiali che su quelle profonde grazie alla potenza che sviluppa. Si avvicina al lavoro fatto col foam roll, ma con una facilità di uso ed una capacità di mirare la zona interessata che è difficile da replicare.

Riduce il dolore ed indolenzimento muscolare e ampia il raggio di movimento, ma viene utile anche nel warm up di un workout particolarmente impegnativo per sciogliere zone delicate o a rischio (ischiocrurali o psoas, tanto per dire).

Funziona? Bella domanda. Al momento non ci sono studi medici su un numero di casi consistente che possa dare una risposta concreta. Empiricamente, l’abbiamo testato per circa due mesi noi e alcuni dei nostri atleti in visita o ai camp: la sensazione è sempre positiva e di sollievo, noi ci siamo concentrati su un utilizzo serale prima di andare a letto, tre/quattro minuti per ogni zona muscolare concentrandoci su ischiocrurali, psoas, tensore della fascia lata, gluteo medio, soleo e gastrocnemio e tutta la zona del quadricipite, specie sulla fascia laterale. Lasciando poi le fibre in allungamento la notte, al mattino scomparivano i classici indolenzimenti e doloretti da primi lavori intensi di stagione, lasciandoci pronti al nuovo workout. Da segnalare che ha un effetto positivo anche sull’inserzione del tendine d’Achille, altra zona rossa del runner.

Detto questo, visto che abbiamo l’esperto, abbiamo chiesto a Giovanni Gerbino cosa ne pensa e se il Theragun e la terapia percussiva possono avere un utilizzo per chi corre, specialmente lunghe distanze. Come al solito, non ha deluso.

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“La terapia percussiva ha sia un effetto neuro-muscolare che meccanico: praticamente il muscolo viene schiacciato e rilasciato creando un iperemia che fa affluire molto sangue aumentando il metabolismo cellulare intrinseco delle fibre. Pre allenamento prepara il muscolo all’attività, post allenamento il maggiore afflusso di sangue e conseguente vascolarizzazione contribuiscono a trasportare via le scorie del lavoro e rilassare la fibra muscolare”

“Andrebbe evitato dopo allenamenti molto traumatici come sprint secchi e ripetute intense, perché andando a lavorare su una fibra sotto stress potrebbe ottenere l’effetto contrario di contrazione. Il grosso punto a favore di Theragun, è che può essere utilizzato da tutti perché anche nel caso più estremo, è difficile farsi del male. Se ci aggiungi che è facilmente portabile, può essere un buon strumento per atleti che necessitano di sollievo da stati di affaticamento.”

“Nel caso di Theragun, è più corretto parlare di strumento di automassaggio, perché una vera terapia, è ovviamente quella somministrata da un professionista. Ma questo non leva che sono strumenti validi”

Whatever The Doc says, we obey!

Se avete bisogno del Doc e la sua squadra lo trovate qui .

Se volete più informazioni sullo strumento Theragun oppure venite ai nostri camp a provarlo!