Sulle orme del brigante Passatore. Storia di due corridori, tante facce amiche ed un ciclista impedito: la perfetta famiglia disfunzionale.

Il Passatore è ingombrante.

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Fisicamente, perché per muovere la sua statua ci vuole un pick-up. E poi, con 3000 partenti, occupa il centro di Firenze e poi le strade fino a Faenza per venti ore e passa. Ma ancora di più, forse, dal punto di vista metaforico.

Perché è comunque un mito con cui prima o poi vieni a contatto, se mastichi qualcosa di corsa e distanze. Una 100 km strana, ma forse più un viaggio affascinante che si insinua nella mente di tanti. Ed è anche il motivo per cui intriga il maratoneta affermato come l’ultratrailer incallito: ha dalla sua la storia, l’atmosfera e un organizzazione esemplare.

Non immune a questo fascino, ero curioso di capire qualcosa di più di questa gara, e l’opportunità di seguire fisicamente Rob e vedere Sara affrontare i 100 km tra Firenze e Faenza, mi hanno dato l’occasione di farlo nel modo forse migliore per vedere da vicino cosa significa Passatore senza appuntarsi un pettorale.

Passatore Darta
Con un curioso signore che millantava di essere stato un atleta, tanti anni fa… Maestro Darta.

E me ne torno a casa con un’esperienza unica, di cui ho in testa 100 immagini (virtuali, perché fisicamente ero troppo impegnato a cercare di stare dietro a Rob con le mie limitate capacità ciclistiche…) che racchiudono un po’di quella magia che strega i 3.000 di Piazza del Duomo. Nel mio album virtuale, ci sarebbero da taggare tante persone, forse troppe per elencarle tutte, anche perché i nomi di quelli che alle 10 di sera erano seduti a tavola in giardino per incitare i corridori del Passatore non li so. Ma sappiate che avete reso la mia giornata unica: ancora una volta, più dei km, più dei tempi, più delle classifiche, torno a casa da una gara con volti e persone in mente.

Passatore
C’era un brianzolo di corsa, un fiorentino in bici ed un genovese che mangiava…

 

Anche perché la fatica vera l’hanno fatta i runners, e quindi è meglio che del Passatore parlino loro.

Rob Isolda

Rob
Nonfacaldononfacaldononfacaldononfacaldononfacaldo…

La prima gara non mia.

Questa cavalcata on the road è un gesto atletico condiviso fatto di grandi risate, lunghi silenzi e zampettii regolari lungo le dolci colline tosco-emiliane.

Non c’è da sputar sangue come i sentieri che piacciono a noi, anzi, l’approccio easy finto scanzonato è la risultante di mesi di floating e interval training che il coach mi ha diluito in maniera sapiente.

E tutto scorre con naturalezza.

Le crisi ci sono, chiaro, le si affronta con un ghigno quasi sadico, niente ci può fermare perché siamo una famiglia e tutti i sogni e le aspirazioni sono un passo dopo la linea d’arrivo.

Ho dato tutto, le ultime forze le uso per stringere il coach nell’abbraccio che riassume la gratitudine di avermi accompagnato in questa gara popolar populista dal fascino antico.

L’asfalto scotta ma la DU family brucia di più.

Have Fun
Ultrarunning is about having fun. Specie quando corrono gli altri.

Sara Anselmo

Dal “mio” Passatore 2018 non sapevo proprio cosa aspettarmi. Un cambio di lavoro improvviso, un pendolarismo quotidiano, una stanchezza infinita mi avevano fatto vacillare: non pensavo neanche di presentarmi. Poi complice la mia testa dura, il sostegno degli amici, la serenità del coach a Faenza sono arrivata con stupore e una grande soddisfazione. E me lo sono goduto tutto questo viaggio, come un regalo prezioso e inaspettato! Non pensavo sarei arrivata alla fine!

Sara
Prima…

Il fatto di essere una lumachina mi dà la possibilità in gara di concentrarmi anche su aspetti diversi dal cronometro e dalla prestazione. Se penso ai 100 km conclusi ho ricordi sicuramente di fatica e soprattutto di un caldo allucinante, ma anche di sorrisi, di chiacchiere, di vecchiette sulle sedie a fare il tifo, di bambini che spuntano in ogni paese come folletti, di lucciole, di rane.

 

Ho affrontato da sola i primi 30 km fino a Borgo San Lorenzo, forse la parte che mi è piaciuta di più del percorso paesaggisticamente parlando, ho condiviso circa 50 km, su e giù  dalla Colla, con una amica Enrica con cui avevo fatto tutti i lunghi torinesi, ho voluto concludere l’ultimo pezzo da sola per prendermi la rivincita sull’edizione precedente in cui per colpa dello stomaco dolorante avevo camminato. Gli ultimi 3 km li ho fatti in mistica concentrazione e in accelerazione con l’idea fissa della famiglia all’arrivo e di una birra ghiacciata (che poi mi ha tradita ma questa è un’altra storia).

Arrivo
… dopo!

L’abbraccio meraviglioso con Enrica arrivata poco dopo di me è stato il coronamento di questo bellissimo viaggio. Ora sono su una nuvoletta di endorfina ma pronta a scendere per la prossima corsa …

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COACH SAYS

Non è facile preparare una 100 km. E lo è ancora meno preparare il Passatore, che per altimetria e terreno è molto atipica. Forse è il punto d’incontro perfetto tra l’approccio scientifico della maratona e quello più multilaterale degli ultratrail, ed è stato emozionante mettersi alla prova con Rob e Sara per arrivarci pronti.

Rob ha deciso di fare il Passatore dopo l’ottimo quarto posto di Seregno un mese prima. A Seregno eravamo arrivati lavorando su un target ben delineato, quindi cercando di rendere un’andatura ben precisa sostenibile con allenamenti mirati a riuscire a smaltire lattato in una soglia abbastanza alta. Non avevamo rinunciato a lavori in soglia anche in prossimità della gara, convinti che avrebbe pagato un po’di brio in una gara così serrata. E così è stato, 7:15:02.

Per il Passatore invece abbiamo provato a cercare di condizionare il pacing con lavori di taglio più grande, alzando il chilometraggio ed abbassando un po’l’intensità, anche perché non è facile riassorbire una cento chilometri fatta ai suoi ritmi. Motivo per cui abbiamo fatto un tapering netto e abbastanza lungo.

E’andata bene perché Rob ha dimostrato una saggezza non comune nella gestione della gara. Ha stretto i denti nel caldo atroce iniziale, restando appena dietro al gruppo di testa, e poi dalla salita della Colla ha tenuto il ritmo trovando il suo flow, specie nelle lunghe discese. E’riuscito bene o male a mangiare con continuità, si è tenuto fresco e bagnato nel limite del possibile e non ha mai mollato con la testa, neanche quando dopo il 65mo chilometro abbiamo viaggiato sempre da soli. Non era facile tenere alta l’attenzione, ma lo ha fatto con una naturalezza incredibile. Al 95mo ci ha raggiunto il bravo Marco Lombardi con un passo feroce: io ho temuto, ma Rob si è attaccato dietro senza dire niente, e una volta alla periferia di Faenza ha messo giù quello che manco io credevo avesse più, staccandolo. Un bel segnale alla fine di una gara così. Habemus centista. Ottavo in 7:58:43. Se ci fossimo attaccati al treno Ferrari-Gurioli-Sustic… chissà, forse avremmo tirato fuori ancora qualcosa. Ma sono solo supposizioni del post, perché ha fatto una gran gara e basta.

Per Sara, l’essenziale era ridarle la voglia di correre col sorriso. Perché per motivi lavorativi, sapeva che non avrebbe avuto molto tempo da dedicare alla corsa, ma voleva essere di nuovo al via del Passatore. Non ci è voluto molto, onestamente. Perché messa “alle corde” con un programma sprint per ritrovare motivazione e passo, si è subito calata nella parte, e con l’aiuto della famiglia, ha trovato spazi e tempo per infilare anche cinque o sei lunghi, che assieme ad una session settimanale di speedwork, ed una bella uscita di recupero, l’hanno portata al via felice, contenta ed in forma (anche se un po’preoccupata per un ginocchio dolorante). E’andata che ha gestito benissimo caldo, ritmo, emozioni ed ha fatto la gara perfetta, con l’aiuto dell’amica Enrica per un bel tratto e chiudendo alla grande da sola, 12:39:52 e venti minuti limati allo scorso anno con condizioni davvero dure. Una bella pietra sul credo che per fare bene un’ultra serve solo macinare dei gran chilometri. Vederla sorridente e felice all’arrivo, con marito, figli e cane venuti a supportarla, è stato bello. Ma dentro di me sapevo che avrebbe tagliato quel traguardo, e bene. Ora deve solo imparare che prima di bere una birra dopo 13 ore di corsa bisogna prima mandare giù qualcosa…

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Una parola anche sulla mia prestazione: al debutto oltre i 20 km in bici, posso dire di essermi mosso bene, peccato che la mia fuga sulla Colla sia stata neutralizzata da Stefano e Fede. Essenziale è stato il supporto ed il crewing di Rob, sempre presente quando iniziavo a dare i primi segni di follia da sellino. Godetevi le foto che non mi rivedrete mai più in bici.

The couple

Trangrancanaria, le due facce della medaglia.

Ultra Trail World Tour sbarcava in Europa con Transgrancanaria: dimenticatevi il solito stereotipo sole, mare, spiaggia e birre economiche, qui si parla di sentiero tecnico, distanze ultra e quest’anno pure freddo e maltempo. Avevamo due uomini al via, Luca Ambrosini e Michal Lazzaro Rafinski. Com’è andata? Chiediamolo a loro.

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LUCA AMBROSINI

Ancora una buona performance e gara filata liscia senza intoppi. Come stai?
Ciao! Post gara sto benissimo, ho avuto modo di riflettere, stato di forma presente, gli allenamenti filano lisci e la fiducia verso sua maestà il Coach – che possa il suo occhio vegliare sempre su di noi – è ai massimi livelli!
Volevo le 16 ore, obiettivo fattibile tranquillamente, ma ho avuto problemi spirituali dal km 32 al 85…haahahahah
#coachknows #VO2MAXebasta #gambeimballate

Momenti difficili?
Sono partito alla grande, i primi 32 KM un ritmo velocissimo senza faticare in 3hr:15min; poi al KM 35 qualcosa non funzionava più, non avevo voglia di correre: acido lattico ed è iniziata la fase “ultratrekking”.

Credevo di dover pazientare solo qualche km, ma la luce nel tunnel era lontanissima. Ho preso la situazione con filosofia: ho una seconda batteria per la frontale, cibo a sufficienza, voglio solo arrivare con le mie gambe a Maspalomas. Mi sono seduto ai lati del sentiero a fare il tifo agli altri sulla salita del Roque Nouble per 10 minuti e mi è veramente venuto il dubbio di finire nella seconda notte, poi, alla base vita (km 84), dopo una sosta di 15 minuti e qualche zuppa con patate ho avvertito qualcosa di strano…. era tornata la voglia di correre!
Da lì in poi la gara è cambiata: discese su tecnico, ottima compagnia e gli ultimi 38 KM alla grande, recuperando tante posizioni e fiducia in me stesso.

Come ci si trova a iniziare la stagione con una gara di 120 km? Vivendo in montagna come te immagino che non deve essere stato facile allenarsi. Come ci sei riuscito?
Come prima gara, è sicuramente impegnativa e lunga (128 KM e 6500 D+).
Trails abbastanza tecnici, ma quello a me piace tantissimo.

Vivo in ValVenosta, mi posso ritenere fortunato, la montagna è esposta a sud in e quindi sempre sgombra da neve. Posso tranquillamente fare 6 ore di allenamenti su sentieri facendo anche tanto D+. Il vero problema è che con il Coach abbiamo deciso di intraprendere una lunga strada e la Trans Gran Canaria era in mezzo al blocco VO2 MAX. Quindi con pochi/nessun lungo vero nelle gambe: secondo me alla fine è la testa che mi ha portato fino a Maspalomas.

È stato più emozionante il momento della partenza o l’arrivo?
Entrambi. La partenza come sempre bellissima, tantissima gente, tanti amici conosciuti qua e là e atmosfera incredibile. Arrivo bellissimo perché sono stato veramente in difficoltà per quasi 60 Km e alla fine la testardaggine ha avuto la meglio, me lo sono guadagnato.

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Cosa ti ha impressionato di questa gara?
Avevano previsto tempesta, bufere, venti a 100KM/H e tanta pioggia, ci hanno terrorizzato; a noi gente di montagna un po’ di brutto tempo ci avrebbe anche fatto comodo, ma invece cielo stellato, temperature sempre gradevoli e sole, non male lo stesso.

Impressionante il pensiero di attraversare l´isola da nord a sud, passando da vegetazione boschiva, verde, con laghi della prima parte a colori un po’ più marroni, ai secchi e cactus della seconda parte (sto ancora cercando di togliere le spine dal braccio sinistro, piccola distrazione nei 10 km finali).

Il tuo piano alimentare com’è stato? Hai portato cibo con te o hai usato molto i ristori? Cosa hai mangiato perlopiù nei ristori?
Io di solito porto sempre tanta roba nello zaino, ho un camel da 12 litri! Questa volta forse ho mangiato troppo all´inizio, GEL, powergums e qualche barretta, forse con troppa frequenza, mi sentivo quasi appesantito all’inizio.
Poi ho iniziato a mangiare solo ai ristori: zuppa ben salata e patate. Poi c’è stata la fase dal km 85 in poi in cui mi sono nutrito solo ed esclusivamente di caramelle gommose Haribo: la salvezza per me con lo stomaco sottosopra!

Meglio una cioccolata calda in rifugio in Alto Adige o un Gatorade freddo a Gran Canaria?
Bella domanda. Sono amante dei posti esotici, mi piacciono le gare sulle isole in generale! Comunque opterei forse per un bel birrone in rifugio e tequila nei peggiori bar di Maspalomas.
Non amo né cioccolata calda né Gatorade (per la cronaca faceva freddo anche a GranCanaria).

La gara è scorrevole o tecnica? Da casa non si è mai riuscito a capirlo…
La gara per capirla io e il mio socio Dani l´abbiamo suddivisa in tre parti:
40KM con 2000D+ (piu o meno)
40KM con 3500D+ (piu o meno)
40KM con 1000D+ (piu o meno)

I primi 40 belli scorrevoli, anche se le discese sui single track sono belle impegnative, viscide e spesso si correva in letti di fiumi secchi (sassoni molto instabili, caviglie sempre a rischio).

I secondi 40 tosti tosti, salite impegnative, discese tecniche. Si passava poi dal caldino delle valli a freddo e umidità della quota.

Gli ultimi 40 da correre a tutta, su terreno tecnico, gli ultimi 10 km un’agonia nel caldo letto del fiume fino a Maspalomas. A me il percorso è piaciuto molto.

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Sul tuo pettorale c’era una strana scritta #roadtoURMA? Cosa significa, ci avevi detto che il 2 giugno andavi al mare, no?
hahahahaha!!!
il 2 giugno?? boooh… so solo che è festa!

P.s, la Trans Gran canaria è solo una gara di avvicinamento ad un evento unico, la data dell´anno, la gara del secolo… si vocifera che solo chi viene rapito dagli alieni ottiene la capacità di decifrare lo strano codice morse che si sente all’imbrunire, quando il sole piano piano …. no mi spiace niente, non ricordo bene cosa ci sia il 2 giugno…. mi hanno solo detto di tenermi libero!

MICHAL LAZZARO RAFINSKI

Non è mai semplice parlare di ritiri. Per gran parte degli atleti si tratta di fallimenti veri e propri, per altri delle fasi di passaggio, per altri ancora degli stimoli per darci ancora più dentro. Tu come la vivi?
Come un cocktail, ci sono tutti e tre gli ingredienti, il fallimento, il passaggio e lo stimolo e credo che in una ultra li portiamo sempre con noi e in base a come si viene shakerati dalle diverse fasi della gara prevale uno o l’altro elemento; ad un certo punto ho sentito forte in bocca il sapore del fallimento e l’ho odiato!

Cosa è successo? Dove si è spenta la luce?
A volte la crisi si comporta come un’onda, va e viene e tu combatti per restare a galla, vinci con forza o ti fai stremare dal moto odioso ed ondoso dei demoni, altre volte è come una valanga che di colpo ti travolge senza possibilità di replica. Questa volta è stata una guerra tra le onde partita dal ristoro del 50esimo km. La luce si è poi spenta 30 km più avanti, quando avevo già fatto quasi tutto il dislivello positivo e mi mancavano solo delle lunghe discese tecniche

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Quale è la prima causa che hai riconosciuto per questo motivo? Più testa o gambe?
All’inizio è stato lo stomaco, lasciato il ristoro del 50esimo km, Presa Pérez, il freddo umido della notte mi ha dato un pugno inaspettato e li ho consumato più energie del dovuto per incassarlo, poi l’alba ha diradato sia la nebbia che i dolori, ma mi sentivo stanco. Il sole mi ha ricaricato e dal ristoro di Artenara, km 63, sono ripartito carico, complice un immaginifico piatto di paella e l’onda della gara Advanced di 60 km partita poco dopo il mio passaggio, mi sono fatto tirare dal loro entusiasmo e freschezza, una botta di vita! 12 km dopo la testa e le gambe hanno detto hasta luego e non sono più tornate.

Hai cambiato la visione della cosa ora, a freddo, dopo la doccia e qualche giornata a casa?
Ho “fatto pace” con la mia decisione mentre aspettavo il pullman del rientro dalla base vita, la cosa mi ha stupito, di solito ci metto di più a metabolizzare un ritiro.

Ti sentivi pronto per la gara? Quando hai capito che non “era aria”?
Si mi sentivo pronto, i 3 mesi di preparazione sono andati molto bene, l’unica differenza rispetto al solito è che non ho fatto una gara lunga in quel periodo e questo mentalmente mi ha penalizzato ed ha fatto vincere la stanchezza nella risalita da Tejeda al km 75, li ho deciso di godermi la parte più alta del percorso con calma e ritirarmi poco dopo.

 

Hai un bel ricordo dell’isola? Torneresti?
L’isola è stata una bella sorpresa sia per i paesaggi che per la vita che si respira, voglio tornare, godermela ancora e finire la gara per poi tuffarmi nell’oceano.

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Hai mangiato qualcosa di buono? Hai messo i piedi in mare? Era la prima volta che andavi a GC?
Ho mangiato dell’ottimo pesce sia in modalità paella che non, si trova di tutto sull’isola, vale la pena esplorare. L’oceano l’ho solo sfiorato, avrei voluto surfare ma c’era poco tempo, la prossima volta non me lo perdo!

Cosa porti a casa da questa esperienza?
Le bellezze di un’isola varia e selvaggia, la consapevolezza di come prepararmi meglio, un viaggio epico con gli amici della #disagiofamily e la voglia di tornare.

Tornato a casa sei andato a pregare al Tempio delle Miglia?
Ovviamente si, da giovane Skywalker pentito sono andato a confessarmi da padre Ipa One Grazielli che mi ha assolto dopo un pellegrinaggio alla chiesa di Santa Cruz in modalità recovery run. La stagione è appena iniziata…

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COACH SAYS

Iniziamo con il disgraziato.  Abbiamo preparato la gara a modo, Michal non è un novellino e sa bene cosa può fare e dove può arrivare: volevamo “costruire” sulla TDS dello scorso anno e migliorare lavorando su alcune specifiche, principalmente sul cardiovascolare, aumentando un po’la “cilindrata”.
E l’avvicinamento è andato bene, pochi intoppi, lavori eseguiti bene.
Dove siamo mancati? Forse qualche uscita lunga in più. Abbiamo sfruttato la stagione invernale ed infilato tanto skialp, ma non va a sostituire certi stimoli che hai solo nelle lunghe giornate passate sui sentieri. Se lo mettiamo insieme al fatto (molto sottovalutato) che Transgrancanaria è a marzo, e pochissimi sono mentalmente pronti a gestire bene uno sforzo così lungo, ecco dove forse siamo caduti. La nota positiva? Che Michal era tranquillo ed ha subito messo la testa su Sciacchetrail e tutti gli altri appuntamenti dell’anno, compresa un’altra corsetta interessante a settembre.

Per quanto riguarda Luca, sapevamo di partire senza aver fatto tutti i compiti, perché abbiamo impostato la stagione su tre macrocicli molto lunghi, ed avevamo completato solo il primo. Però lo stato di forma generale era molto buono, e lo si è visto dal fatto che nell’ultima discesa tecnica, con 90 km sulle gambe, si è messo a correre e recuperare posizioni. Il blackout centrale è sicuramente causa della mancanza di ritmo sui tempi lunghi e nelle salite continue, ma anche di qualche problema alimentare con le temperature basse e sotto sforzo. Comunque un’ottima prova, chiusa al meglio. Ora si guarda a Lavaredo con in saccoccia un bel risultato, un buon bagaglio di km e tre mesi per mettere a posto i pezzi mancanti: la gara non ha lasciato scorie e ci siamo già messi sotto con i nuovi workouts!