The Clean Outdoor Manifesto

Photo by Pietro Toffanelli

Cos’è THE CLEAN OUTDOOR MANIFESTO?

Beh, è quello che è scaturito dalla mente di Luca e Zeo per provare a smuovere un po’le acque stagnanti del mondo dell’outdoor. Un modo come un altro per superare la fase della presa di coscienza e iniziare a rimboccarsi le maniche per l’ambiente in cui viviamo, operiamo e ci divertiamo. Hanno provato a contattare un po’di persone provenienti da ambiti diversi, ma con il comune denominatore di vivere l’outdoor 365/12. Dal confronto è nato il Manifesto, e da questo la voglia di provare ad aggregare altre persone. Per una nuova visione dell’outdoor e delle discipline ad esso legate.

Abbiamo avuto il piacere ed il privilegio di essere tra i firmatari del Manifesto e queste sono i motivi per cui lo abbiamo fatto, e perché altri dovrebbero farlo.

Maria Carla Ferrero

Photo by Luca Albrisi

Perché ho firmato da subito il Manifesto? Perché sempre più mi rendo conto che azioni per me scontate, per altre persone non lo sono.

Forse perché ho avuto la fortuna di essere cresciuta con certi principi: La verdura era quella di stagione perché c’era l’orto, le uova erano quella della nonna, il latte andavi a prenderlo dalla vicina, il riscaldamento era con la stufa perché avevamo la legna e così via. Ma non per una questione etica, era normale così. Sia chiaro, non sono cresciuta con Heidi, come pensavano poi i compagni di classe quando ho iniziato a studiare a Torino. E sono cosciente che è sempre più difficile vivere in questo modo, però sono cose che ho radicate dentro e che mi fanno credere in certi ideali.

La stessa cosa per la montagna, con semplicità mi hanno insegnato ad amarla e conoscerla ma con il rispetto più assoluto. Quella frase anche un po’ scontata, che ci veniva ripetuta ogni volta: “alla montagna si dà del LEI!” era per veicolarci da subito l’idea, che le condizioni dovevano essere quelle giuste, sennò inutile accanirsi, non era da fare e basta. Ma soprattutto che in fondo siamo sempre noi gli ospiti. E sempre più mi rendo conto di quanto queste semplici parole siano attuali, e racchiudano così tante cose…

Perché dovrebbero firmarlo tanti altri? Perché voglio un confronto, voglio capire quale esperienza di vita li ha spinti a credere in certe cose. E per riuscire a costruire qualcosa di concreto. Qualcosa che superi un po’ l’auto compiacimento di credersi green solo perché facciamo azioni che dovrebbero essere la quotidianità, non lo straordinario.

“Ci si salva se si va avanti e si agisce insieme e non solo uno per uno” Enrico Berlinguer

Eva Toschi

Photo by Luca Albrisi

Ho firmato il Manifesto perché Luca mi aveva promesso una birra in cambio. Visto che ha funzionato adesso Luca ha cominciato a farsi sponsorizzare da un produttore di birre artigianali e sembra che stiamo ricevendo numerose sottoscrizioni non a caso.

A parte gli scherzi, mi sono fatta coinvolgere in quest’iniziativa perché penso sia un modo efficace per rendere le belle idee belle azioni. A volte delle belle idee non hanno modo di uscire allo scoperto perché da soli non si può far molto, ma con una comunità con cui si condividano gli scopi si può davvero iniziare a far qualcosa. Vivo l’outdoor in tutti i campi della mia vita, sia per professione che per passione, e grazie ad entrambi mi sono accorta che la Natura, per colpa di noi umani, sta rischiando tanto. Come professionista mi sono resa conto che all’aumentare del mio lavoro aumenta anche il rischio di mercificazione dell’outdoor. Come appassionata mi sono resa invece conto che le attività di “piacere” in natura hanno un forte impatto che bisogna cercare di minimizzare a tutti i costi. Non voglio pensare che l’unico modo che la Natura ha di rimanere tutelata sia che l’uomo non ci si rechi più o che solo alcuni possano recarvisi. Noi siamo natura ed abbiamo bisogno di viverla per vivere.  Dobbiamo solo trovare il modo di farlo in punta di piedi e a gran voce.

Ho firmato perché da qualche parte bisogna pure iniziare e credo che le persone debbano firmare il Manifesto perché è giusto metterci nome, faccia e speriamo mani, per qualcosa che si ritiene non solo giusto, ma necessario.

Francesco Paco Gentilucci

Photo by Luca Albrisi

La stima che provo nei confronti di Luca, anche se non è stata la ragione principale, ha agito come benzina su un fuoco acceso. La vera ragione è che ritengo che sfortunatamente i mass media e la mediocrità in generale hanno appiattito i messaggi ambientali e quindi sentire al tg che “i ghiacciai si sciolgono” nella nostra testa non sorbe alcun risultato. Nel posto dove lavoravo le colleghe tenevano il condizionatore a 26 gradi quando fuori era di molto sotto zero. Non serve un genio per capire che questa cosa non è sostenibile, oltre al fatto che regolarmente tornavo a casa con la maglietta sudata, nonostante lavorassi in tshirt. O il fatto che usiamo mezzi a motore anche quando non sarebbe assolutamente necessario, nelle piccole percorrenze, o per arrivare in cima alle montagne. 
Credo che l’unico modo per ribaltare i problemi culturali non risieda in nessuna politica, in nessun controllo dalle forze dell’ordine o dalle sanzioni amministrative, ma solo da un cambiamento culturale nel cervello delle persone. Per me The Clean Outdoor Manifesto significa prima di tutto avvicinare  delle persone per produrre un cambiamento tangibile nella realtà. Per creare un network di vero attivismo ambientale e per confrontarsi su temi importanti con la voglia di fare senza perdere tempo a chiedersi se l’effetto serra è veramente dannoso, tra quanti anni moriremo tutti per l’inquinamento e il surriscaldamento. 
Insomma, anche solo per ritrovarsi e pulire dei posti dalla spazzatura, a prescindere da chi l’abbia prodotta.

Davide Grazielli

Photo by Luca Albrisi

Ho firmato il Manifesto perché nella vita ho fatto tanti errori, ma ho sempre preso una posizione. Ed in questo momento la posizione da prendere, per me, è quella di ripensare il modo in cui interagiamo con l’ambiente in cui ci muoviamo. Il fatto che la proposta venisse da persone che stimo come esseri umani ancora prima che come professionisti del settore, ha reso tutto naturale. Come se fosse qualcosa che capitava nel momento giusto: chi dovrebbe avere a cuore la questione se non noi che viviamo l’outdoor come professionisti e come consumatori?

E’solo un passo, ma è un passo fermo.

Cosa serve per renderla una marcia inarrestabile? Che tanta gente lo legga, commenti, critichi, e se lo ritiene giusto, che lo sottoscriva. Perché si cresce, ci si confronta e si trasformano le parole in azioni solo insieme.

THE CLEAN OUTDOOR MANIFESTO è consultabile, scaricabile e pronto ad essere firmato qui:

https://www.theoutdoormanifesto.org/

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